Chiara Manzini

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13 Mag 2020

AL RIPARO DALLE INTEMPERIE

Italia Toscana Firenze
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno maggio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Avventurieri

Domenica 10 Maggio

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo si trova la valle del fiume Santerno. San Pellegrino di Firenzuola è uno dei paesi lambiti dalle sue acque. E’ da qui che partiamo, camminando immersi tra le montagne dell’alto Mugello. Proprio dietro la pieve di San Pellegrino parte una mulattiera il cui segnavia indica “Brento Sanico”.

 

Questi sono luoghi con una ricca storia di tribù liguri, umbri, etruschi, romani e longobardi. Zona importante perché situata sull’unica strada che collegava la Toscana con la Romagna. In lingua germanica “brento sanico” significava un luogo “ben protetto dalle intemperie del vento”, per questo, probabilmente, decisero di stanziarvi.  I ruderi di questo borgo medievale si trovano in una conca e sono ben nascosti anche alla vista da qualsiasi parte si sopraggiunga. Nonostante la sua importanza strategica, era un borgo tipicamente rurale che si sostentava attraverso la pastorizia, l'allevamento, la raccolta delle castagne e la coltura di grano e granturco. Come i villaggi vicini, immagino. Il paese risulta abbandonato dal 1951, quando l’ultima famiglia decise di trasferirsi a valle. Recentemente però è al centro di un progetto di recupero: le sue case verranno ristrutturate e donate in comodato d’uso gratuito a quanti vorranno tornare a vivere come una volta. Dopo un’ora di cammino tutto in salita troviamo le prime abitazioni, alcune circondate da impalcature, l’erba è stata tagliata di recente, si vede che c’è un serio impegno per riportale a nuova vita.

Le case sono tutte costruite in pietra locale, la chiesa dedicata a San Biagio è ben conservata: i colori degli interni sono ancora ben visibili. Da studi effettuati dal professor Tagliaferri, esperto di storia dell’arte e autore del libro: “Firenzuola e il suo territorio” pare che sotto la tinta giallo paglierino, che caratterizza gli interni della chiesa, siano emersi affreschi ben conservati del XV-XVI secolo.

Sembra, inoltre, che negli anni ’30 del novecento Brento fosse un luogo famoso per le feste e i divertimenti. Non è difficile immaginare i bambini correre e giocare nel prato antistante la chiesa. Sicuramente è un luogo da salvaguardare non soltanto per il patrimonio culturale ma anche per l’atmosfera di serenità e di quiete che qui si respira. A questo punto possiamo proseguire seguendo sia il tracciato che si apre davanti alla chiesa oppure girare a destra procedendo in salita. Abbiamo scelto quest’ultima possibilità: da qui in avanti non ci sono segnavia, pertanto è opportuno seguire delle carte escursionistiche o affidarsi a una guida ambientale.

Procediamo aggirando “la tana del lupo” ossia la cava di pietra serena, con la quale sono stati costruiti moltissimi monumenti. Brunelleschi fu il primo a sfruttare le belle sfumature grigio-azzurro di questa pietra per realizzare archi, colonne e portali che adornano la città di Firenze.

Continuiamo scendendo fino a un ruscelletto dove occorre fare attenzione perché non essendoci segnavia è facile sbagliare: occorre girare leggermente a destra seguendo un sottile tracciato e proseguendo in salita fino ai ruderi di un altro villaggio.

Tre case di cui si intuisce la bellezza di un tempo. Mi chiedo di cosa vivessero quassù dove non c’è nemmeno un pezzo di terra da coltivare, o un pascolo. Proseguiamo sul crinale fino a incontrare un’altra abitazione solitaria. Seguiamo il tracciato nel bosco fino a trovare il primo segnavia che ci indica il Monte Coloreta e ci dice che siamo sul sentiero CAI 721. Ancora diversi chilometri ci separano dalla cima del monte. Quando arriviamo in una radura e il panorama si apre davanti a noi, siamo vicini, basta girare a sinistra e seguire il tracciato fino alla vetta.

Da qui scendiamo seguendo il sentiero CAI 059. Il primo tratto è molto ripido con un fondo del terreno quasi assente e sostituito da passerelle in legno, tuttavia il passaggio è facilitato da una fune metallica a cui ci si può tenere. Via via che scendiamo la traccia diventa sempre più esile a causa dell’erba alta e dell’assenza di segnali.

Arriviamo sulla strada della cava che seguiamo fino a ritrovare l’indicazione per Brento. Lentamente avanziamo in un anfiteatro di argille scagliose fino a ritrovarci nuovamente di fronte alla chiesa del paese.

Ora non ci resta che tornare a San Pellegrino. E’ un lungo itinerario molto interessante sia dal punto di vista storico, sia naturalistico-ambientale lo consiglio a tutti gli appassionati di trekking equipaggiati del necessario.

Chiara Manzini

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