Chiara Manzini

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07 Lug 2018

Annibale non è passato di qui

Italia Toscana
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno luglio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

2 Luglio 2017

In origine era la Valle delle Pozze: prendeva il nome da un piccolo torrente detto, appunto, Rio delle Pozze emissario del Lago Piatto e da una serie di vene sorgive. Ora la chiamano Val di Luce, sicuramente un nome più accattivante e risonante. Guardo il panorama e cerco di immaginarlo come doveva essere prima dell’attuale cementificazione. Dominato dall’Alpe delle Tre Potenze, che circa duecento anni fa faceva da confine ai Ducati di Modena, di Toscana e di Lucca. Ai lati il Monte Gomito e Femminamorta, il Balzo delle Rose e, più in basso, il cosiddetto Passo di Annibale. Sembrano le gradinate di un anfiteatro con il fondo valle largo e pianeggiante dove la neve, fino a qualche anno fa, raggiungeva l’altezza di cinque o più metri.

Il condottiero cartaginese Annibale ha sicuramente, da sempre, occupato un posto particolare nell’immaginario collettivo. Basti pensare al fatto che l’Italia è piena di ponti di Annibale, passi di Annibale, strade di Annibale. Ha lasciato un segno delle sue imprese anche in Toscana, dando vita ad aneddoti e leggende. Asdrubale, Amilcare, Scipione l’Africano sono nomi che mi ricordano battaglie epiche studiate a scuola, e anche se attualmente non ricordo più i dettagli sono rimasti vivi in me i sentimenti contrastanti che provavo nello studiare le loro avventure. Lo storico romano Tito Livio è stato molto dettagliato nei sui resoconti descrivendo luoghi, gesta, perfino come fecero a far attraversare il Rodano agli elefanti. Analizzando le sue cronistorie si evince che se il cartaginese avesse scelto questa tortuosa carrareccia, attuale sentiero CAI 519, sotto il Femminamorta sarebbe finito dritto fra le braccia dei Romani, che conoscevano questo passaggio alla perfezione. Più probabile che l’esercito di Annibale abbia valicato la catena appenninica in un luogo assai più agevole: sul passo di Collina, in località Porretta. Da qui una discesa abbastanza facile l’avrebbe condotto sulla piana di Pistoia.

Questa valle, rimasta intatta per anni e frequentata solo da pastori e da uomini amanti della solitudine è stata vista con occhi diversi dall’ingegner Lapo Farinati degli Uberti che, negli anni ’30 del novecento, volle animarla di alberghi e slittovie. Descritto come un uomo dalle imprese non facili acquistò il territorio e, nel 1935, dette inizio a questo progetto lungimirante. I lavori proseguirono anno dopo anno da giugno a ottobre occupando circa seicento operai. Durante la guerra vennero sospesi e il luogo venne abbandonato per paura di rappresaglie tedesche. Del resto la formazione partigiana di Pippo stanziava poco oltre le Tre Potenze e nel ’44 la valle fu al centro di un conflitto a fuoco con attacco a una pattuglia tedesca.

Quando il silenzio tornò a regnare, l’abbandono di quello che era stato fatto, e gli atti di vandalismo prima e dopo il passaggio del fronte, furono evidenti a tutti. A questo seguì la morte dell’ingegnere che portò a conseguenti passaggi di proprietà fino ai giorni nostri. Attualmente sono in funzione diversi impianti, uno risale il Monte Gomito, uno porta al Passo di Annibale e un altro conduce sotto la vetta dell’Alpe Tre Potenze.

 

A noi, che non abbiamo avuto la fortuna di nascere prima della cementificazione, non resta che chiudere gli occhi e … fantasticare.

Chiara Manzini

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