04 Set 2019

BOLIVIA (parte prima) SANTA CRUZ E DINTORNI

Bolivia
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Durata del viaggio 20 giorni

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 4.500€ a 5.000€

Adatto a Avventurieri

BOLIVIA (parte prima) - SANTA CRUZ E DINTORNI

Domenica 4 agosto
Sveglia. Bagagli in auto. Colazione al bar. Spazzolini dimenticati a casa ma non si torna indietro anche se casa è a un km e mezzo dal bar. Oramai siamo partiti.
Comfort zone lasciata. Da adesso in poi c'è una nuova avventura da scrivere sulle righe di questo notes.
Lasciamo l'auto al P4 al Marconi di Bologna. Per strada trovato zero traffico nonostante sia agosto e sia domenica. Poco prima delle 9 siamo già in aeroporto. Il trìerminal invece è pieno di gente ma facciamo poca fila sia al check in sia ai raggi x.
Mangiamo una macedonia (una in due) prima dell'imbarco. Sappiamo già che sul volo per Madrid non ci daranno niente. No cibo, no bevande. Con Iberia sulle tratte corte funziona così ormai da aanni.
Atterriamo puntuali al Barajas. Col la Metro raggiungiamo Puerta del Sol. Sette ore di scalo sono troppe per restare in aeroporto!
Ore 16.45... Pranziamo con orario da veri madrileni al Meseo del Jamon. Prosciutto, formaggio, cerveza y cafesito. Camminiamo fino a Plaza Mayor, calda e assolata. Nebulizzatori in tutti i caffé all'aperto. A piedi arriviamo alla stazione di Atocha. Un anno dopo. Stesso luogo, in attesa del bus Aeropuerto Express che ci riporterà al Barajas. Due chiacchiere con la coppia brasileira. Sono 'cane-muniti'.In aeroporto viene solo lui. Ieri ha fatto il check in e spedito i bagagli, poi ci ha messo troppo tempo per passare i controlli di sicurezza e ha perso il volo. Oggi ritenta. Soprannominato MagoG.
Il bus è in ritardo, ma alle 19 siamo comunque al T4. Dobbiamo presentarci al check in anche noi perchè la carta di imbarco per l'intercontinentale di Boa non si può avere in altro modo. Quasi nessuno in fila. Facciamo in un attimo. MagoG prende il nostro stesso volo ma tiene bloccata la fila al suo banco per un po'. Sarà colpa dello stereo enorme che si porta dietro? Sostiene che sia il suo bagaglio a mano. Al gate lo appoggia su un sedile e poi se ne va in giro per il terminal confidando sulla sorveglianza di Stefano. Che dorme.
Imbarchiamo con un'ora di anticipo e decolliamo con 40 minuti di ritardo. La hostess mi viene a cercare e mi chiede da dove sono entrata!? A quanto pare non risulto salita. Dopo poco mi porta la mia etichetta bagaglio. Le dico che ne ho già una attaccata alla carta di imbarco. Si stupisce. Torna a controllare. Tutto a posto. Adesso di etichette ne ho due. Metti caso che perda il bagaglio non saprò quale usare per la denuncia. Chiedo come mai Stefano abbia solo una etichetta. Ricontrolla. Va bene così. Il suo bagaglio risultava già nel sistema, dice. Mi assicura che entrambe le valigie sono sull'aereo. Spero non sia una di quelle rassicurazioni da 'calcio mercato'!
Ceniamo in volo. Maiale con riso. Non c'è altro. Tutto finito. Niente vino, niente birra. Niente alcool in volo. Acqua, Coca Cola. Stop.
Stranamente dormiamo. O forse non è strano. Come ai tempi in cui per noi bambini degli anni 60 scattava l'ora del sonnellino. Non si gioca, niente cruciverba, niente TV. Qui sul volo OB777 uguale. Nessun intrattenimanto a bordo. Luci spente. Si sta fermi con gli occhi chiusi e si cerca di dormire. E si dorme. Tutti.
Sedili comodi e tanto spazio per le gambe. Non per 11 ore di fila, ma dormo anche io. Quando mi capita di aprire un occhio guardo fuori dal finestrino e vedo le stelle. Viaggiamo sempre verso la notte, rincorrendo un'alba che continua a superarci.
Nonostante ci spostiamo veloci verso ovest, il lunedì mattina arriva. 2.30 ora boliviana, le 8.30 in Italia. Colazione parca: panino e macedonia. Caffé. Manca un'ora all'atterraggio.
3.30 am, atterrati.

Lunedi 5 agosto
Stiamo viaggiando in direzione Amborò. Rodrigo, il nostro autista, è arrivato in aeroporto puntualissimo. Anzi, in leggero anticipo.
I voli interni invece sono scomparsi. Cancellati a febbraio dalla compagnia Amaszonas che non si è preoccupata di avvisarci e che anzi quando due settimane fa ho riconfermato i voli si è limitata a dirmi di essere in aeroporto almeno un'ora prima per fare il check in...
Tale Wilma, responsabile locale di Ruta Verde, che con il nostro problema non c'entrerebbe nulla, contattata da Rodrigo si offre di aiutarci. La tattica è farle avere i biglietti e la fotocopia dei nostri passaporti (meno male ce l'ho) così proverà ad andare all'ufficio di Amaszonas per farci riproteggere su voli esistenti. Se lungo la via che ci porta ad Amborò incrociamo qualcuno che Rodrigo conosce e che sta andando verso Santa Cruz gli diamo il tutto così Wilma può provare a fare qualcosa già oggi. Domani sarà tutto chiuso per la festa dell'Indipendenza... Non incrociamo nessuno.
Nel frattempo, rassicurati da Wilma che continua a dirmi 'no se preocupe' e da Rodrigo che dice 'todo se resuelve', arriviamo al Parque Nacional Amborò, a due ore di auto da Santa Cruz. Ore ocho de la manana. Il papà di Rodrigo (sì, c'è anche lui e continua a stringere fra le mani i nostri biglietti aerei) fa arrivare una jeep e un altro autista di nome Joel ci accompagna fino al Refugio Los Volcanes.
Colazione (ci voleva) e primo trekking. La stanza non è pronta quindi tanto vale affrontare subito la Senda Loro. Con noi ci sono Mariana dalla pampa argentina, Patricia dal Messico, Mauricio da Santiago del Cile e Edoardo da Baires. Camminiamo su e giù, su e giù conversando piacevolmente in castigliano. Ci sono tanti pappagalli colorati iin volo. E giù e su, e giù e su... ritorniamo al Refugio. Coca Cola e relax sul prato. Fa caldo.
Pranzo. Salutiamo i quattro nuovi amici e memorizzo il cellulare di Mauricio, nel caso dovessimo avere preoblemi a Santa CRuz nei prossimi giorni (può essere).
Finalmente la stanza è pronta. Nr 2. Non sembra esserci il riscaldamneto. Di giorno col sole si stabene, ma di notte mi sa che gelerà.
Pomeriggio. Senda Condor. Sempre con la guida di stamattina, che si chiama Rodrigo come l'autista. Non parla quasi mai e non si preoccupa granché di controllare che lo seguiamo.
Descanso. Doccia fredda. Riprovo dopo un po'... ancora fredda. E niente, mi lavo 'a gatto'. Stefano no. Lui sotto l'acqua fredda ci va e si lava anche i capelli. Eroe.
Cena. Spaghetti con strano sugo, strano formaggio, strano vino. Conosciamo Salvatore. Argentino trapiantato qui in Bolivia. Fa la guida durante i trekking. La bionda teutonica solitaria. La coppia di anziani. Quello senza calze. Fa freddissimo. Passeggiata al fiume e poi a nanna.

Martedì 6 agosto
Freddissimo all'alba, sole caldo dopo le 10, ma fino ad allora il gelo.
Siamo i primi a fare colazione, ma qualcuno è già partito per il trekking: il tedesco anziano ci fa notare la presenza di alcune persone sul Condor. Noi ci mettiamo in marcia alle 8. 'Per di là e poi sempre dritto' ci dicono, perchè oggi siamo senza guida. Dopo la freccia che indica la Senda Cafetal il 'sempre dritto' si traduce in 'di qua e di là, di là e di qua' guadando in continuazione il Rio Elvira sperando di non caderci dentro. Torniamo indietro per un tratto sicuri di avere sbagliato direzione, ma invece no, siamo sul sentiero (che è da inventare) giusto. Continuiamo a guadare e riguadare il rio. In un'ora siamo alla cascata. Sulla via del ritorno ci fermiamo in un'altra zona piena di cascatelle. Maglietta e pantaloni tirati su al polpaccio. Fa caldo adesso. Siamo cibo per gli insetti. Decine di punture! Ce ne accorgeremo solo poi... Sul momento ci godiamo il parco che qui è molto bello e la continua presenza del rio sinuoso ricorda tanto le scene del film Mission che è stato girato da queste parti. Ci sediamo sulle rocce ed aspettiamo gli uccelli
Percorriamo anche il Sentiero delle Orchidee, più per far passare il tempo che altro dato che in questo periodo dell'anno non sono in fiore.
Rientrimo al Refugio. Laviamo le scarpe. Noi no, noi ci laveremo forse a Santa Cruz se ci sarà l'acqua calda. La vedo dura.
Pranzo. Buono oggi. Pollo delizioso. Nel frattempo ci accorgiamo dell'immensa opera dei mosquitos o quel che sono... Crema al cortisono, maniche lunghe e Autan. Anche se ormai è troppo tardi.
Ultima passeggiata. Senda Tres Cascadas. Relax sotto il portico prima di lasciare il Refugio.
Joel ci porta con la sua jeep fino al passo, punto di incontro con Rodrigo. In un paio d'ore siamo a Santa Cruz nonostante il traffico del giorno di festa. Rodrigo guida veloce e rischiamo per la verità anche di schiantarci contro un'auto ferma. Chiedo otizie dei nostri voli. A quanto pare dobbiamo presentarci di persona all'ufficio di Amaszonas in città. Impossibile considerando gli orari dei nostri tours. Wilma mi telefonerà stasera per spiegarmi.
Il nostro alloggio 'Mi Bella Santa Cruz' vale i 30$ in due che spendiamo colazione compresa. Dovrebbe esserci l'acqua calda ma non c'è ed è più o meno pulito. Il corridoio è 'lindo' perchè quando apri l'acqua, questa attraversa tutto il pavimento della stanza e cade giù da un gradino allagando il corridoio.
Ceniamo alla Pizzeria Marguerita. L'idea era di mangiare a El Ajibe, ma era chiuso. La Lonely Planet consiglia di mangiare pizza, insalata o pasta... e noi optiamo per la carne. Vino cileno.
Wilma dovrebbe contattarmi per aggiornarmi sulla situazione biglietti ma non lo fa.

Mercoledì 7 agosto
In perfetta coordinazione tra fuso orario boliviano ed italiano, approfittando del fatto che alle 'nostre' 4 del mattino l'agenzia viaggi a Modena era già aperta, faccio emettere dei nuovi biglietti per i voli interni con Boa. Inutile tentare delle riprotezioni con Amaszonas che ci obbligherebbero a rivedere buona parte del nostro itinerario impedendoci di vedere alcune cose. Per il momento pensiamo a portare avanti il viaggio e al rotorno proveremo a farci rimborsare i voli inesistenti... Dormito poco per via del lungo scambio di emails e whatsapp, ma almeno adesso abbiamo dei voli!
Pepe, il nostro nuovo autista, ci viene a prendere puntuale come a quanto pare sono tutti i boliviani, cioè sempre in anticipo. Partiamo per il tour delle Missioni Gesuitiche.
Ci aspettano tante ore di auto per arrivare a San Javier. Passiamo per piccoli pueblos scavalcando innumerevoli dossi. Sostiamo a Cotoca per footgrafare i tanti bradipi che vivono sugli alberi della piazza. Ne approfittiamo per fare una specie di colazione con 'sonso' e tortillas fritte nel formaggio. Salutiamo i 'paresosos' e proseguiamo il viaggio.
Attraversiamo il Rio Grande ed entraimo nella zona del Mennoniti. Vanno in giro con camicie a quadretti e il cappello di paglia in testa. Niente auto, usano carretti trainati da cavalli. Niente elettricità. Si sposano tra di loro e sono molto poco socievoli. Non vogliono essere fotografati.
Più volte ci ferma la Policia per controllare i nostri passaporti. Decine e decine di km di lavori in corso. Il governo boliviano ha incaricato una società cinese di riasfatare 150 km di strada. Avanziamo lentamente tra la polvere rossa. Finalmente a circa 40 km da San Javier ritorna l'asfalto.
Intanto la vegetazione cambia. I campi di grano e le latre coltivazioni lascinao il posto al 'bosque seco'. Gli alberi cominciano ad alzarsi. Qualche piccola palma appare qua e là. Appare anche san Javier. Dopo cinque ore di viaggio.
Wilma al telefono ci informa di avere trovato posto su un volo per Uyuni che parte la domenica sera, con una coincidenza impossibile da 30 minuti a La Paz. Va beh, ormai ho comprato i nuovi biglietti con Boa... per il giorno giusto e con una coincidenza fattibile...
'Chicha'. Bevanda tipica boliviana che alla vista sembra il beverone che ti fanno bere per certi raggi x. Però non è cattiva. Pepe ne beve una caraffa intera. Noi andiamo di birra. E pollo. E riso, patate, pasta, tapioca, chili, banana fritta. Ristorantino locale senza l'ombra di un turista. Nella toilette ci sono appesi in bella vista gli spazzolini da denti dei proprietari. Bene così.
Pepe ci racconta di una pappuccia fatta con bicarbonato, nescafé e pannocchie. Si fa bollire il tutto, lo si inflia dentro alle foglie di coca. Si pesta e quello che si ottiene si mastica per ore così guidando non si sente nè sonno, nè fame, nè sete. Qui tutti masticano. Sempre.
Visitiamo la Missione di San Javier insieme ad un piccoletto simpatico di nome Ermanno.
Riprendiamo il viaggio, destinazione Concepcion. Le foreste intanto stano bruciando. Fa molto caldo. In circa un'ora di auto siamo al Gran Hotel Concepcion. Splendido. Stanza 24. L'emozione della mia prima doccia calda da quando siamo partiti.
Verso sera andiamo alla Cattedrale. Non che ci sia molta strada da fare, è proprio dall'altro lato della piazza! Bella. Molto bella. I chiquitani ci hanno messo tre anni per costruirla impiegando 2200 perone. Dal 1753 al 1756. Poi sono stati cacciati e sono arrivati gli spagnoli che hanno portato via tutto quello che c'era di valore e ricoperto i muri e le colonne con strati di calce. Dal 1975 al 1986 tale Roth si è preoccupato di riportare la chiesa agli antichi splendori. Undici anni di lavoro e 5000 persone impiegate! E' incantevole.
Ceniamo al Buen Gusto, con due lomiti che non dimenticheremo mai tanto sono deliziosi.

Giovedi 8 agosto
Dormiamo otto ore. Il chè significa che essendo andati a letto alle 21.15 alle 5.15 siamo già svegli. Ne approfitto per comunicare a qualche hotel il nostro cambio di operativo aereo per i vari transfer che ci servono.
Colazione. Roba fritta con formaggio dentro e zucchero a velo sopra.
Il piccoletto Pedro ci accompagna durante la visita della Missione. Ha 53 anni e per 30 anni ha lavorato alla ricostruzione della Cattedrlae con Roth. Ci mostra orgoglioso alcune foto dell'epoca in cui c'è anche lui giovanissimo.
E' ora di lasciare Concepcion che ci è piaciuta tantisimo e ripercorrere la lunga strada verso Santa Cruz.
Sostiamo a San Javier e pranziamo nello stesso ristorante di ieri, 'El Chiquitano', quello con gli spazzolini da denti appesi in bagno.
Riprendiamo il viaggio mentre i bambini escono da scuola. Quelli che frequentano la primaria. I più grandi hanno lezione nel pomeriggio. Ci sono state le vacanze invernali le prime due settimane di luglio. Quelle estive inizieranno a dicembre e dureranno tre mesi.
Le foreste intorno continuano a bruciare. Fumo nero che sale. Lavori in corso, gli stessi di ieri. Di nuovo l'asfalto. Brucia tutto. I campi. Complicato passare. Non si vede niente. Fiamme vicino alla strada. Attraversiamo il Rio Grande. Tormeta di sabbia. Policia. Di nuovo fermi per il controllo dei passaporti. Pepe fa notare che 3 km più indietro brucia tutto, ma nessuno fa niente. Prefersicono controllare i documenti così se qualcosa non fosse in regola ti chiederebbero 'bolivianos' per farti passare. 'Disculpe la molestia' dice il poliziotto. Di sicuro sarà un 'colya'. Perchè la Bolivia si divide fra colya e camba. I primi nascono sugli altopiani. Non vogliono pagare mai le tasse. Cercano sempre di imbrigliare. Per sentirsi grandi e importanti entrano in Policia o nell'Esercito. Dice Pepe.
Quasi le 18. Santa Cruz. Backpacker's Suite. Stanza 4. Meglio del Mi Bella. Asciugamano sfilacciato. Cavi elettrici 'a vista'. Però doccia calda.
Seguiamo il consiglio di Pepe e ceniamo al Michelangelo. Molto bello. UN po' caro. Cibo normale. Arriviamo fino alla piazza. Osserviamo incuriositi un gruppo di invasati che inneggianoa non so quale santo. La banda smette di suonare. Tutti se ne vanno. Rientriamo in albergo.

Venerdì 9 agosto
Colazione spartana e partenza. Lasciamo la città alle 8. Sosta toilet con una signora che guarda la mia Canon e mi chiede se sono della stampa. Pepe le chiede che problema avrebbe nel caso... Arriviamo a Samaipata con molto anticipo sulla tabella di marcia e ne approfittiamo per visitare fuori programma El Fuerte. Archeologia Inca. Molto bello.
Pranziamo. Pique a lo Macho e pollo al curry. Pepe preferisce la carbonara e a metà piatto opta per una pasta al cioccolato.
Proseguiamo verso Valleverde e i luoghi del Che. Ritorneremo in cerca degli hippies di Samaipata domenica. Curva dopo curva arriviamo a Mataral e seguiamo la vallata piena di cactus. A Vallegrande ci aspetta l'ennesimo piccoletto. Si chiama Gonzalo.
Stiamo in giro con lui per un paio d'ore. La lavanderia dell'ospedale in cui Susana lavò il corpo del Che dopo l'esecuzione. La camera ardente. Il luogo in cui il Che e i suoi companeros furono ritrovati sepolti in terra dopo trent'anni. Il Mausoleo. IL Museo. Giornata interessantissima.
Siamo saliti di quota. Stasera serviranno pile e orsetto. Comincia a fare freddino. Sono le 19 e in hotel non c'è il riscaldamento. Plaza Pueblo, stanza 3.Naturalmente siamo senza acqua calda. Chiedo alla ragazza della reception. Dice che dobbiamo aprire poco poco il rubinetto. Ci proviamo. Esce acqua 'fuori dal freddo' per dieci secondo. Stop.
Cena in un posto un po' strano in cui ci siamo solo noi. Il menù non offre molta scelta. Non c'è nemmeno la zuppa calda che di solito c'è sempre. E la carne non è tenera come quella di Concepcion. Bottiglia di vino così così. Ne avanza, la portiamo via con noi.

Sabato 10 agosto
Prima di colazione scendiamo al mercato per scattare qualche foto.
Colazione. Arriva anche Pepe. Ritardimo di un quarto d'ora la partenza perchè non è riuscito a contattare nessun ristorante per il pranzo e nel dubbio prefersice andare al mercato a comprare pane, prosciutto, formaggio, frutta... roba così. Ci facciamo prestare dall'hotel piatti, bicchieri e posate e partiamo. C'è anche Gonzalo che ci ha raggiunti qui in hotel.
Un'altra occhiata alle auto di Vallegrande, che sono quasi tutte senza targa. Compresa quella di Gonzalo. Usa così... se non hai necessità di guidare fino a Santa Cruz l'auto non la fai immatricolare.
Sostiamo davanti ad un roccione che ha la forma del basco del Che. Arriviamo poi all'inizio di un sentiero che porta alla Quebrada del Churo, il luogo in cui il Che dopo la soffiata di un campesino fu trovato, colpito ed interrogato. Camminiamo per circa un'ora scendendo 600 metri di dislivello. E poi risaliamo. La giornata che secondo le previsioni doveva essere piovviginosa ci regala invece un sole splendido. Risalendo il sentiero incontriamo Lorenzo Alguilar, vecchietto ottantaduenne che ci racconta del periodo della guerriglia. Sostiamo al memoriale in onore di tre companeros del Che uccisi nel settembre del 67.
Nel frattempo Pepe ha trovato il ristorante. Pranziamo a Los Amigos da un francese di nome Christian. La moglie in questi giorni non c'è e quindi non c'è nemmeno la sopa e il pane e vecchio di quattro giorni. Mangiamo 'boeuf à la bourguignonne'. Intanto Pepe e Gonzalo pranzano con il cibo comprato al mercato. Faccio amicizia con Biancaneve, la bellissima gattina di Christian.
Ci spostiamo a La Higuera. Visitiamo la scuola in cui il Che è stato giustiziato. Foto di rito in cima al monumento a lui dedicato.
Riprendiamo il viaggio di ritorno a Vallegrande facendo una sosta a Pucara passeggiando lungo le caratteristiche stradine. Fa molto caldo e non so perchè ma oggi si cammina sempre all'insù. Mancano 45 km a Vallegrande, ci mettiamo due ore. Non c'è traccia di asfalto. Auto sempre senza targa.
Plaza Pueblo. Doccia fredda quando provo a lavarmi io, calda quando ci prova Stefano. Fa lo stesso, confido nell'hotel di domani sera.
Cena al ristorante Nueva China. Forse era meglio tornare in quello di ieri sera. Zuppa terribile e piena di soia, pollo stopposo. Non mangiamo quasi niente e Pepe porta gli avanzi in hotel alla ragazza della reception che non sa con cosa cenare.

Domenica 11 agosto
Come ieri. Prima di colazione facciamo un giro al mercato. Oggi abbiamo tempo, la partenza è prevista per le 9. A colazione Pepe ci dà la news del giorno. il 21 agosto ci sarà un 'paro civico' che paralizzerà tutta la Bolivia. E' organizzato dagli oppositori del Presidente Evo, quindi principalmente i problemi saranno a Santa cruz dove vivono quelli 'di destra', ma stanno aderendo allo sciopero un po' tutti i comitati in giro per il Paese. Non sappiamo bene cosa succederà alla nostra crociera su lago Titicaca e soprattutto non abbiamo idea di come sarà possibile rientrare a La Paz in tempo per prendere il volo la mattina successiva. 8.30 abbiamo già mangiato. Decidiamo di partire subito.
Lungo viaggio di ritorno a Santa Cruz. Non c'è traffico. In meno di un'ora siamo a Mataral. Qualcuno tenta di puntellare un tetto cadente con dei pali di legno. Paesino sonnolento rispetto a Vallegrande. Anche qui targhe, queste sconosciute. Los Negros, piccolo pueblo che si sviluppa lungo la strada principale. Coltivazioni di pomodori e peperoni. Niente targhe neanche qui. Lattuga. Tanta. E ancora pomodori. Proseguiamo. Yerba Buena. La maryuana non c'entra anche se in effetti dalle parti di Samaipata viene coltivata dalla comunità di hippies. Mayrana. Pueblo dopo pueblo ci avviciniamo a Samaipata. La zona è bella. Molto verde e piena di vallate. Tanta agricoltura. Auto sempre senza targhe. 'Sucha'. Tanti suchas, uccelli neri con le piume bianche dove finiscono le ali. Volano in cerchio nella valle di Mayrana. Cominciamo ad incontrare un po' più di traffico, ma almeno oggi si viaggia per lo più su asfalto. Motociclette. Tutti senza casco. Pericoloso considerande le buche che ci sono!
Samaipata. Passeggiata al mercato al ritmo di musica boliviana, tra bancarelle di hippies e gente locale. MOlti stanno già mangiando, altri provano a vendere i propri prodotti. Non so a chi dato che tutti cercano di vendere le stesse cosa a tutti.
Domenica. Sopa de manì, tipica del giorno di festa. A base di noccioline. E poi picanta de pollo y lechon al horno. Optiamo tutti per il maialino. Vino rosso, buono. Carolina da Sao Paulo do Brasil che canta per noi. Le offrimao un po' di dolce ma è celiaca.
Riprendiamo il viaggio. Tre ore, forse qualcosa più, per arrivare a Santa Cruz. El Torno. La Guardia. Ci siamo quasi...
Stasera dormiamo fuori dal centro. Al Sun Hotel. Cinque stelle. Proprio di fronte all'aeroporto Viru Viru. Non è male e a bordo piscina c'è un venticello delizioso. Ne approfitto per fare anche una sauna e un po' di idromassaggio. A più riprese i manutentori riescono anche a far funzionare la nostra cassaforte. Più o meno quando non ci serve più.
Ceniamo al ristorante dell'albergo. Pasta al pomodoro e cheesecake. Vino. Concludiamo la serata in compagnia di Annie. Londinese che vie a Cape Town e sta girando il mondo al seguito di una sua amica che fa la tanguera. Ogni tnto incontra il suo fidanzato brasiliano. A novembre tornerà in Sudafrica per poi ripartire per Tenerife dove abitao i suoi. Nel frattempo, i cori degli Avventisti del Settimo Giorno iniziano la loro funzione religiosa.
Cerchiamo di dormire un po'. Check in on line fatto. Seconda parte di vacanza in arrivo. La parte facile è terminata...

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