04 Set 2019

BOLIVIA (parte seconda) - SALAR DE UYUNI

Bolivia
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Durata del viaggio 20 giorni

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 4.500€ a 5.000€

Adatto a Avventurieri

BOLIVIA (parte seconda) -  SALAR DE UYUNI

Lunedì 12 agosto
Aeroporto Viru Viru in attesa dell'imbarco. Voliamo su La Paz, a 4000 mslm e poi coincidenza per Uyuni a 3700 mslm. Speriamo di non avere le visioni...
La mia vicina in aereo, una ragazzina bionda che non ha nè mangiato i dolcetti nè bevuto il succo di mela, mi fa 'toc toc' sulla spalla e mi indica il Salar de Uyuni sotto di noi...
Sul nostro stesso aereo c'è Patricia, la messicana che aveva fatto il trekking sulla Senda Loro il primo giorno ad Amborò!
Atterriamo alle 10.40. Un'ora di ritardo per un problema tecnico. Nessun nastro trasporto bagagli: valigie scaricate e appoggiate in una stanzetta. Le nostre ci sono (secondo me mezzo aereo è senza bagagli). Taxi fino all'Onkel Inn. Stanotte dormiamo dentro ad un vecchio vagone ferroviario. Il gestore Cris ci consiglia di fare la doccia prima di sera se vogliamo sperare nell'acqua calda, perchè poi di notte i tubi potrebbero ghiacciare.
Pranziamo in un posto molto carino in cui impiegano una vita per portarci il cibo ordinato.Tutto ha inizio con la cuoca che trascinandosi dietro una bimba minuscola corre fuori dal ristorante per poi ricomparire un quarto d'ora dopo sempre di corsa con un sacchetto in mano. Secondo me è andata a comprare il petto di pollo per Stefano al mercato! I mangio finalmente il lama e bevo la mia prima tazza di matè di coca.
Pomeriggio a Pulacayo con tale Jorge Luis che o non parla o parla velocissimo.
Paese quasi fantasma quello di PUlacayo, se non fosse per le 700 persone che ancora ci abitano. Negli anni d'oro erano 22000. La miniera più grande di tutta la Bolivia. Tutto era stato costruito per la vita dell'intera comunità. Il Presidente Arce abitava lì, nella grande casa bianca. Era nato lì. Adesso il paese sembra sospeso nel tempo. Qualche bambino che gioc. Qualche vecchietta. La panetteria. I militari.
Sulla via del ritorno ad Uyuni vediamo da lontano il Salar. Le vigogne. Beviamo un matè. Ci fermiamo a prenotre un tavolo al Tika.
Doccia calda all'Onkel Inn. Finalmente. Questo vagone mi piace un sacco! Nr 138. Abbiamo la TV, il wifi, il riscaldamento,l'acqua calda, il microonde. Faccio persino un po' di bucato.
Cena. Medaglioni di res con purea, nonostante Jorge Luis ci avesse consigliato la 'sopa a la purca'. Rientriamo al vagone passano vicino ai ragazzi che ballano in strada. Freddo.

Martedì 13 agosto
Dormito. Freddo solo in testa. Colazione. Due parole scambiate con una coppia di italiani.
Puntuale come sempre, cioè in anticipo, arriva l'autista di Ruta Verde. Valerio. Ci accompagnerà nel tour del Salar.
Cimitero dei Treni, appena fuori Uyuni.
Colchani, la fabbrica del sale.
Le bandiere, compresa quella juventina.
Pranzo completamente soli nel mezzo del Salar. Quinoa, carne di mucca, verdura cotta. Coca Cola. Niente vino, nonostante Valerio ce lo offra. Meglio non appesantire la testa a queste altezze.
Isla Incahuasi. Si cammina all'insù. Cactus ovunque. Si scende in compagnia di tre bolognesi: Cristina, Mario e il figlio dodicenne Edoardo.
Chantani, il museo del sale.
Arriviamo a Tahua intorno alle 16. Tayka Salt Hotel. Interamente costruito con mattoni di sale. Stanza 9. Molto bella. Acqua calda nella doccia. Un sogno. Riscaldamento che parte puntualissimo alle 18 come promesso dalla ragazza alla reception.
In paese ci sono le olimpiadi scolastiche. Guardiamo un po' di gare. Passeggiamo fino alla piccola chiesa. Fotografiamo i lama. Conosciamo una coppia di brasiliani che in attesa delle 18 e della 'calefacion' vanno a passeggio con un calice di rosso in mano per scaldarsi.
Si cena alle 19. Di sicuro non ingrasseremo stasera. Minestra di verdure, crocchette alla carne e una specie di amaretto con tre cucchiaiate di gelato e una ciliegia. Birra. Vino solo in bottiglia. Impossibile sopravvivere bevendone tanto a queste quote. Birra anche per me. L'acqua gassata non c'è. Musica andina di sottofondo. Ristorante molto bello, riscaldato da un grande caminetto centrale e diversi funghi. A parte noi e la coppia brasiliana, direi che tutti gli altri sono francesi. A letto alle 20.30.
Vicinissimo all'hotel c'è il Volcan Tunupa, 5432 mslm.

Mercoledì 16 agosto
Colazione con vista sul Salar. C'è di peggio nella vita...
Dormito più o meno, ma considerato l'orario da galline in cui eravamo andati a letto poteva andare peggio. I brasiliani sono già partiti. Noi stiamo per andare. Seconda giornata nel Salar.
In quasi due ore di auto attraverso gli esagoni di sale prima e poi, dopo avere sgonfiato le gomme, su pista, arriviamo a San Juan de Rosario.
Compriamo una tavoletta di cioccolato alla quinoa e facciamo conoscenza con Philippe, francese di Nantes. E' arrivato qui in bicicletta da La Paz e sta cercando un'auto per raggiungere la Laguna Colorada. Dice che in bici è troppo complicato. Poi entrerà in Cile ed arriverà a San Pedro de Atacama.
Camminiamo per il paese mentre Valerio con metodi rudimentali fa il pieno di carburante. Strade in terra polverose e case basse. Nessuna finita di costruire, così non ci soo tasse da pagare. Però c'è tutto. La piazza con le panchine, la scuola, il centro per la salute, il campo da calcio in erba sintetica. Il Presidente Evo Morales ha fatto davvero tanto per questi piccoli pueblos. A Santa Cruz lo detestano ma in questi paesini lontani da tutto lo adorano. A novembre ci saranno le elezioni e lui si ricandiderà, anche se in effetti ci sarebbe il limite massimo di un mandato e lui sta per concludere il terzo... Lo sciopero del 21 è contro questa sua nuova candidatura.
Risaliamo in auto. Attraversiamo il Salar de Chiguana, contornato dai vulcani. Sostiamo per una serie di foto sulla linea ferroviaria che arriva in Cile. Sfioriamo il confine cileno che dista soli 2 km e proseguiamo verso il Volcan Hollagua. Pranziamo in un 'comedor' da cui si ammira il vulcano con la sua fumarola. Oggi salsiccia di lama. E zuppa di riso, che io rovescio sia sulla tovaglia, sia sui miei pantaloni.
Laguna Canapa, piena di fenicotteri.
Laguna Hedionda, ancora mas flamingos. E mas fotos.
La strada è un delirio.
Laguna Chiarkota, no flamingos. Ma una volpe si avvicina alla jeep in cerca di cibo. Arriviamo alla laguna Honda e subito dopo alla laguna Ramaditas. Secca.
Attraversiamo il 'Paso del Inca' a piedi, mentre Valerio fa di nuovo benzina. Niente distributore neanche qua. Solito metodo rudimentale: le taniche sono sul tetto della jeep, Valerio si arrampica su e con una gomma fa il pieno.
Hotel Tayka Desert ad Ojo de Perdiz. Ore 16 o poco più. Stanza I. Lettera 'i'. Valerio si sta ammalando. Gli sanguina il naso. Dà la colpa al raffreddore.
Qualcuno qui all'hotel usa il 'secador de pelo' e la corrente salta. Funzionano solo le lampadine. Prese per caricare Canon e iphone, termosifoni... tutto spento. I manutentori dell'albergo stanno cercando di riparare il danno. Forse fra qualche ora. Chissà chi è stato ad usare il phon... oltre a noi due intendo... senza considerare che l'impianto è saltato mentre mi asciugavo i capelli io... Comunque l' acqua della doccia è caldissima. Ma nelle stanze si gela.
Tutti noi alloggiati qui ci spostiamo nella sala ristorante dove fa un po' meno freddo. Passiamo il resto del pomeriggio con Ottavia e Mauro che sono qui in luna di miele e la famiglia bolognese. Emozione delle 18.30! Torna l'elettricità. I termosifoni cominciano a funzionare. La cena viene rimandata di un po' perchè il cibo deve cuocersi nel forno. Intanto nel ristorante la stufa a legna non 'tira' benissimo e tutto il locale si riempie di fumo. Cristina ordina a suo figlio di uscire immediatamente. Suo marito Mario rimembra il tennista Gerulaitis che morì intossicato in casa di un amico... Le finestre ermeticamente chiuse con del nastro adesivo per non fare entrare il freddo vengono aperte nel tentativo di liberare la stanza dal fumo...
Finalmente si cena. Tre portate con nomi altisonanti e come al solito porzioni ridotte. Valerio cena con noi. Giura di stare meglio.
Prima di andare a dormire resto un po' in reception approfittando di un blando wifi. Arriva Ottavia di corsa: dal loro water esce una fontana di acqua! Qualche tedesco che non ha paura del freddo pensa di uscire a fotografare le stelle usando le coperte come mantello...
La parte più difficile. Cercare di dormire. Siamo a 4700 metri di altezza. In più... ci sono le lenzuola di flanella, quelle che odiavo anche da piccola. E non solo le lenzuola... anche le federe. E tre coperte verdi spesse come tappeti che pesano come macigni.

Giovedi 15 agosto
Ce l'abbiamo fatta! E' mattina.
Nella notte sono arrivate diverse mail da Amaszonas. Biglietti aerei che non abbiamo mai prenotato e convocazione in aeroporto per domani anticipata di un'ora. Rispetto a quale orario non so dato che non ho mai prenotato questi voli! Va bene... ventiquattro ore di tempo per decidere se presentarci in aeroporto all'alba per questi voli oppure per i nostri con Boa a ametà mattina...
Adesso, colazione e partenza. Muy temprano. Tante cose da vedere e tante ore di viaggio su queste piste.
Muy temprano, ma dopo le foto di rito all'Arbol de Piedra ci ritroviamo tutti fermi all'ingresso della Reserva Avaroa con le sbarre abbassate e l'ufficio per registrarci chiuso. Mezz'ora di attesa a 5°F... non °C... in °C fa 15 sottozero... Una decina di jeep ferme e poi finalmente qualcuno si degna di venirci ad aprire.
Laguna Colorada. Acqua rossa. Fumo che sale con i primi raggi del sole. Bellissima. Volcan Pavellon vicino. Siamo a 4200 mslm.
Risaliamo. 4900 mslm. Geyser Sol de Manana. Luogo meraviglioso! Non c'è quasi nessuno. Siamo in netto anticipo rispetto alle altre jeep. Valerio si sta mettendo di impegno per recuperare la mezz'ora persa alla sbarra chiusa. Proseguiamo.
Si scende. 4200 mslm. Aguas Termales de Polques. Eh sì, ci concediamo una sosta nell'acqua a 36°C. Delizia. Sembra quasi di essere in vacanza.
Salar de Dalì. Proseguiamo. Laguna Verde. Splendida. Il 'nostro' Volcan Licancabur che quattro anni fa vedevamo dal lato cileno è proprio qui davanti a noi che si specchia nelle verdi acqua della laguna boliviana.
Laguna Blanca e poi via di nuovo attraverso il Salar de Dalì, chiamato così in onore del pittore perchè le formazioni rocciose ricordano le donne dipinte nei suoi quadri.
Pranzo a Polques e poi il lunghissimo viaggio di ritorno ad Uyuni. Ci vorranno circa sei ore di auto...
Dopo circa un'ora siamo ad un avamposto surreale in cui Valerio fa timbrare non so bene cosa. Due signori e un bambino che ci fissano. Poco dopo la cava de Capina. Poi iniziamo a scendere di quota. I colori cambiano e il paesaggio si tinge di verde. Superiamo senza fermarci Villamar, solito pueblo polveroso con il solito campo da calcio in erba sintetica. Persone che sbucano da qualche angolo proprio quando ti stai convincendo che non ci sia anima viva.
La Valle de las Rocas, con formazioni rocciose naturali che conferiscono alla valle l'aspetto di una città fortificata.
Alota. Ricompare l'asfalto. Sono giorni che non ne troviamo. Lama al pascolo. Valerio al telefono con qualcuno che a quanto pare dovrà provvedere a sistemare la batteria della nostra jeep.
Culpina K, uno dei 'pueblos magicos de los Lipez'. Non ci fermiamo. A San Cristobal invece sì. Un altro dei pueblos magicos de los Lipez. Carino. Sembra quasi un vero paesino. Non ci sono strade polverose. In centro. Fuori sì. Il pueblo si trovava a 8 km di distanza, poi hanno scoperto che sotto alle case c'era un giacimento di argento. Il pueblo è stato spostato per poter sfruttare la miniera. Anche la chiesa è stata trasferita, mattone dopo mattone, e ricostruita esattament uguale.
Lasciato San Cristobal, nell'ora abbondante che ci separa da Uyuni troviamo solo lama e alpaca. E asflato. Meno male. Ah no, come non detto. L'ennesimo 'desvio'. Di nuovo polvere. Necessitiamo una doccia!
Arriviamo ad Uyuni alle 18. L'hotel Ciel de Uyuni è un po' trasandato ma pulito. Dobbiamo trascinare i bagagli su per tre rampe di scale. Stanza 208. Manca una luce, ma ci sono i cavi elettrici. La cassetta del wc non funziona. L'acqua della doccia è fredda e per lavarci scendiamo al piano di sotto nella zona comune. Passo in ufficio da Amaszonas a confermare i voli. Quelli della mail. Quelli che partono un'ora prima. Quelli che non abbiamo mai prenotato. Avviso l'albergo di La Paz dell'ennesimo cambio di operativo chiedendo che mi anticipino il transfer.
Ceniamo di nuovo al Tika. Prendiamo anche la zuppa che ci ha consigliato Juan Carlos lunedì scorso. Quella con la pietra lavica dentro per tenere calda la sopa. Poi res e lama. Non proprio tenerissimi ma buoni. Vino, dopo tre giorni senza. E infatti mal di testa nella notte...

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