04 Set 2019

BOLIVIA (parte terza) - LA PAZ e TITICACA

Bolivia
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Durata del viaggio 20 giorni

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 4.500€ a 5.000€

Adatto a Avventurieri

BOLIVIA (parte terza) - LA PAZ e TITICACA

Venerdì 16 agosto
Ore 6.15. Siamo in aeroporto. Abbiamo aperto noi. Ci accendono un fungo così non muoriamo dal freddo. Prima o poi qualcun altro arriverà.
Stiamo per lasciare Uyuni, un po' a malincuore. Le giornate nel Salar sono state uno spettacolo. Ieri al cospetto di sua maestà il Licancabur l'emozione è stata forte. Quattro anni fa quando lo ammiravamo dal alto cileno ogni giorno ci sentivamo dire 'Di là c'è la Bolivia!'. E finalmente ce l'abbiamo fatta ad arrivare fin qui in Bolivia! 'Di là c'è il Cile!', ci diceva Valerio ieri...
Il volo, che non abbiamo mai prenotato e quindi non so perchè ci ritroviamo con queste carte di imbarco in mano, parte con 20 minuti di anticipo.Aereo ad elica, una quarantin di posti. Ci sono anche i bolognesi. Ci accordiamo per cenare insieme stasera.
Atterrimo a La Paz. Il taxista arriva in leggero anticipo e si scusa per il ritardo. In effetti l'anticipo è stato solo di qualche minuti, non del solito quarto d'ora almeno. Prima delle 10 siamo già in hotel. La stanza non è ancora pronta e ne approfittiamo per andare ad aggiustare gli occhili di Stefano. Il quartiere degli ottici è proprio vicino a noi. Beviamo una spremuta per strada insieme ad un gruppo di israeliani. Buona. Il vecchietto delle arance continua a riempirci i bicchieri mentre conversiamo con i ragazzi.
Hotel Sagarnaga. Stanza 502. Si paga come sempre in anticipo. Il gestore mi dà il resto in acqua naturale. Una bottiglia grande. Però mi informa che l'acqua del rubinetto sarebbe potabile. Basta non berne troppa. Non più di un bicchiere, dice. Sistemiamo i vestiti ancora utilizzabili nell'armadio o quel che è. Pranziamo al Tambo, il ristorante dell'hotel.
Pomeriggio di escursione sulla funivia di La Paz. Ci accompagna Alfie. Con noi ci sono una coppia di colombiani e una di cileni. Bellissima città e bella escurione. Siamo bravi. Saliamo e scendiamo dalle tante cabinovie colorate senza mai perderci. Sostiamo al Mercato delle Streghe, luogo in cui vengono fatti i riti magici che però terminano tutti col segno della croce. Dopo quasi tre ore di tour con Alfie che ci racconta tanto della città, ci fermiamo in un locale a bere un bicchiere di 'singali'. Salutiamo il gruppo e rientriamo in hotel a piedi.
Sto un po' così così. Troppo vestita forse oggi, troppo freddo forse ieri... La gola fa un po' le bizze. Doccia calda per fortuna e capelli. Aulin. E poi via di corsa: abbiamo appuntamento davanti alla Chiesa di San Francisco con i bolognesi. Ceniamo insieme al ristorante del loro albergo. La Casa de Piedra. Cibo delizioso.
Piccola passeggiata by night. A letto alle 21.20. Notti piccole qui in Bolivia. Ma quando come oggi voli in continuazione nei cieli della città dai 3700 ai 4100 mslm, e su e giù e giù e su, c'è bisogno di una bella dormita. Senza vontare che ci siamo alzati alle 5... Sempre supponendo che si riesca a dormire...

Sabato 17 agosto
Tiwanaku. Trovata finalmente lìultima coppia mancante all'appello, partiamo con Hanapacha Travel per la gita a Tiwanaku.
Sono brava. Ascolto tutto quello che la guida dice. Anche nei due gelidi musei. Dentro il gelo, fuori il sole caldo. Continuiamo a non capire come dobbiamo vestirci in queso Paese. Pranzo interessante con gli altri che sono sul pullman. Gente un po' da tutto il mondo. C'è anche la coppia cilena di ieri. La vecchietta di Curaçao non sta apprezzando molto la Bolivia. Troppo freddo dice e troppa 'altura'. Si mangia malino ma fa lo stesso. C'è la 'cervezita' e va giù tutto. Dopo pranzo la visita all'ultimo sito, il Puma Punka, quello con i massi a forma di 'H' perfettamente scolpiti tanto che sembrano intagliati con il laser!
Rientriamo a La Paz. Poco prima delle 17 siamo in camera. Necessitiamo un po' di riposo in vista del trekking di domani. Tiwanaku? Da vedere dato che uno è arrivato fin qui. Da immaginare dato che in effetti i resti sono pochi. Giornata di 'descanso' dopo i tanti giorni intensi.

Domenica 18 agosto
Ma che meraviglia (o come esclama Stefano 'Vacca Boia!) il trekking di oggi sulla cima Chakaltaya. Saliamo a 5370 mslm nonostante il mio mal di gola. Ci accompagna Ruddy dell'agenzia Zig Zag. Non so il nome dell'autista ma domani lo scoprirò, per il momento azzardo un Walter. Camminiamo per due ore e mezza, prima all'insù e poi giù per una scarpata e poi ci fermiamo al cimitero per pranzare al sacco. E' il cimitero dei minatori. C'è una miniera proprio qui e 50 anni fa i militari sugli elicotteri la sorvolarono uccidendo i minatori, che furono poi sepolti nelle piccole tombe di fianco alle quali noi mangiamo i nostri panini... Sono le solite mini tombe boliviane che sembrano un po' cucce per cani. Mangio metà panino e metà cipollina...
Rientriamo in hotel presto, non sono nemmeno le 15. Stefano si mette a fare il bucato. Data da segnare negli annali! I nostri pantaloni sono talmente impolverati che non sono più indossabili...
Su consiglio di Alfie ceniamo a La Casona. Plato Paceno, tipico di qua. Che impiattamento!! Comunque non riesco a mangiare quasi niente. Sarà colpa dell'antibiotico? Conversiamo con i vicini di tavolo italiani. Non sta molto bene neanche lei. Problemi di altitudine. Il marito settantaduenne pare molto più in forma. Ci propongono una passeggiata, ma decliniamo l'invito. domani altri due trekking in programma. Meglio cercare di riposare.

Lunedì 19 agosto
Walker. Il taxista si chiama Walker.
Canon del Palca. Bello. Il primo trekking riesco a farlo. Sarebbe dovuto durare 4 ore ma ne impieghiamo solo 2 e mezzo. Il secondo trekking lo lascio fare a Stefano e a Ruddy e resto in auto a dormire. Le mie gambe con l'antibiotico non vanno e c'è troppa salita. Non riesco nemmeno a mangiare il piatto di riso col pollo che mi lascia Ruddy prima di addentrarsi nella Valle de las Animas con Stefano Loro pranzano lassù a 4200 mslm... Non che io abbia mai avuto molto appetito in questo viaggio, ma da qualche giorno non mi va di mangiare quasi niente. Io dormo sdraiata sul sedile posteriore dell'auto. Anche il secondo trekking dura meno del previsto. Camminano in fretta e alle 14 siamo già in hotel, con qualche ora di anticipo!
Anche stasera ceniamo alla Casa de Piedra. Zuppa di asparagi e spiedino di pollo. Per un attimo ipotizziamo un gelato, ma non ci sta proprio!
Valigie pronte. Domani si parte per il Lago Titicaca. Martedi 20 agosto
Oggi ritardo 'paceno'. Ma poi Transturin si presenta con un pullman da 50 posto tutto per noi e la nostra nuova guida ci da anche le coperte per il viaggio. Perchè tanto per cambiare è l'alba e si gela. Poi scopriremo che non si trattava di ritardo ma di quegli imbambiti della reception che non ci hanno comunicato il cambio di orario. Oltre a non averci svegliato...
Sedili ribaltabili e dato che di notte non abbiamo dormito ci facciamo un bel sonno fino a Chua. Lago Titicaca. Che scopriamo voler dire 'gatto grigio'.
Ci imbarchiamo su un bel catamarano. Ci sono altri tre ragazzi veneti. E basta. Facciamo colazione e intanto iniziamo la navigazione sulle acqua del lago. Teoodoro, la nostra guida, viene a trovarci in cabina e ci parla dei mali del mondo attuale e delle speranze nel popolo boliviano. Cominciamo bene! Trasbordiamo su un motoscafo più piccolo per raggiungere l'isola di Pariti. Poi con una barchetta a remi arriviamo sull'isola di Kalauta. Torniamo al catamarano con la prima lancia e pranziamo a bordo. La bottiglia di vino da 375 cl costa una fucilata! Passiamo il pomeriggio a Pata Patani. Sull'isola ci accolgono mettendoci le corone di fiori al collo e le donne danzano con noi mentre gli uomini suonano i loro strumenti. Tornati sul catamarano lanciamo le corone di fiori nel lago esprimendo i nostri desideri... Passiamo il resto della giornata sul ponte con Alessia, Dario e Massimo, i tre veneti. Stanno per scendere. Li ritroveremo giovedì mattina in aeroporto a La Paz. Supponendo che escano vivi dal giro in bici lungo la carrettera de la muerte e che noi riusciamo a tornare a La Paz nonostante lo sciopero!
Meno male in cabina c'è l'acqua calda. Tento una doccia per vedere se gli attacchi di sonno causati dall'antibiotico passano. Comunque basta pastiglie...
Ceniamo a lume di candela. Ci siamo solo noi due. Salgono a bordo quattro musicisti che si esibiscono in un breve (per fortuna) spettacolo. Le donne di Chua non riescono ad esserci e quindi ci schiviamo la serata danzante... In compenso Teodoro ci racconta di un Presidente del 1800 che era 'muy malo' ed uccideva tutti. Ad ogni pausa (teatrale) crediamo che la lezione di storia sia finita e tentiamo di alzarci, per poi rimetterci a sedere perchè in effetti la storia non è nemmeno arrivata a metà...
Finalmente riusciamo ad andare in cabina. Lago, acque placide, nessuno a bordo... stanotte dovremmo riuscire a domire...

Mercoledì 21 agosto
E invece no. Non si dorme. Niente da fare. La cabina è piccola e l'aria a questa quota scarseggia. E io ho mal di testa. Colpa del vino. E dire che eravamo sicuri che questa potesse essere la miglior dormita di tutto il viaggio!
Il programma odierno prevede la visita alla Isla del Sol. E' talmente tanto articolato tra barche, barchine, barchette e torpedoni che non ho nemmeno capito cosa devo fare con le valigie.
Quindi... Catamarano grande fino al canale, mentre facciamo colazione assieme ad altri turisti che si sono appena imbarcati. Piccola barchetta di legno fino a Tiquina. Bus fino a Copacabana. Bellissima (a parte il bagno pubblico indecente). Visitiamo il Santuario. Compriamo una piccola valigetta piena di soldi che non so a quale titolo la signora della bancarella ci benedice con fiori, acqua santa e immagine della Vergine di Copacabana. Assistiamo alla benedizione delle auto nuove. Giriamo per il mercato. Stefano si fa pulire le scarpe. Tre bolivianos. Altro catamarano, più piccolo, fino alla Isal del Sol. Intanto ci servono dei panini perchè sono già le 11 e fino alle 14 non si pranzerà. Splendida l'isola, anche se un pelino troppo turistica. Riceviamo la benedizione dal Kallawaya che ci sventola vicino delle margherite e ci butta dell'acqua in testa mentre fa scaldare dei dolcetti sulle braci. Ormai siamo da talmente tanto tempo a quote altissime che non ci preoccupiamo più tanto di quello che ci capita. Riceviamo i Certificati. Facciamo una gita su un Totora, la tipica imbarcazione di paglia. Risaliamo sul catamarano piccolo e mentre torniamo a Copacabana pranziamo. Bus. Barchetta. Bus grande... le nostre valigie magicamente sono già lì. Lo sciopero non dà problemi e anzi per strada non c'è quasi nessuno.
Arriviamo a La Paz alle 17.30. In realtà arriviamo a El Alto, la zona dell'aeroporto. Dormiremo qui per essere più vicini al terminal domani all'alba. Teodoro scende dal bus con noi. E' curioso di vedere il nostro alloggio. Sì, perchè dormiremo in uno 'cholet' che non so bene cosa significhi ma l'ho trovato su booking.com e mi pareva la miglior situazione per dormire in questa zona.
Ma lo cholet è chiuso. La 'duena' del negozio a fianco, che vende abiti per le feste, ci dice che i proprietari se ne sono andati in mattinata. Prova a rintracciare qualcuno. Pare che per un paio d'ora non arriverà nessuno. Teo prende in mano la situazioni e parte uno scambio incrociato di telefonate finchè la signora del negozio mi dice che se aspettiamo in venti minuti qualcuno ci aprirà. Congediamo il povero Teo, che dopo avere ricevuto la mancia si offre di portarci a fare un giro in funivia... Gli diciamo di non preoccuparsi per noi e di andare a casa. Finalmente arriva il tizio dello cholet. Non mi pare molto normale. Dice che loro con booking non c'entrano più niente, ma ci apre e ci da una stanza. Ci siamo solo noi. Unici turisti. Ci assicura che domattina provvederà al nostro transfer in aeroporto.
Abbiamo a disposizione un intero appartamente. Che non sarebbe neanche male, se non ci fosse un gran freddo e se l'acqua non fosse gelida. Niente doccia (io) neanche stasera. Se ne riparlerà in Italia. E anche niente cena, perchè dopo avere camminato nella lunga e trafficata via centrale di El Alto in cui ci troviamo, non riusciamo a trovare nulla che possa sembrare un ristorante. Ci sono pollerie, che sono un incrocio tra cibo da strada e mi siedo dentro al locale, su una sedia o per terra per mangiare. Compro una tristissima pizza da asporto ipotizzando di scaldarla nel microonde che c'è in appartamento. L'aspetto è terribile. Rienriamo allo Cholet e provo a mangiarla. Il gusto è peggio dell'aspetto. Okay, mangermeo un'altra volta...
Ore 20.15. Sotto le coperte. Gelo. Non dormiremo. Lo sappiamo già.

Giovedì 22 agosto
Il tipo strano che sarebbe il proprietario dello cholet si presenta come promesso alle sei della mattina e si mette in mezzo alla strada per fermarci un taxi. Quanto alla notte appena trascorsa... Stefano di nuovo in cerca di aria e io col mal di testa. Meno male fra poche ore scenderemo di quota!
Arriviamo in aeroporto alle 6.30. Il taxista ascolta musica cubana e viggia col finestrino aperto. Ma faceva tanto freddo in camera che mi sembra quasi ci sia il riscaldamento acceso in auto.
Facciamo subito il check in. Colazione. Controlli... bla bla bla... Massaggio. Sì sì, massaggio al gate, 7 $ per 15 minuti... e raddoppiamo anche! Finalmente un po' di relax in questa vacanza. Compriamo magneti a cifre da processo. Ritroviamo i tre veneti e aspettiamo l'imbarco con loro. Sono sopravvissuti alla carrettera de la muerte anche se Massimo zoppica perchè è caduto dentro ad un fiume.
Volo per Santiago del Cile puntualissimo ed atterriamo persino in anticipo. Seduta di fianco a noi c'è Teresa di Roma. Anche lei ha lo scalo lunghissimo in Cile e decide di venire in centro città con noi. Bus ida y vuelta Centro Puerto e 8 km a piedi. Pranzo fuori orario al ristorante Lastarria. Dopo quattro anni siamo di nuovo qui. Santiago ci dà l'aria di essere molto più mondana di allora.
Ritorniamo in aeroporto. Siamo tutti molto provati dalle lunghe settimane boliviane. L'altura, il freddo, la polvere... le strade dissestate, le notti insonni. Le docce fredde. Il viaggio di ritorno a casa è iniziato già da 14 ore e ci siamo allontanati dalla meta di tre ore... Compriamo due magliette. Cilene. In Bolivia non ne abbiamo trovate.
Aereo splendido. Nuovo. 'Pantalla' che non funziona, ma alla terza richiesta di intervento il problema si risolve. Riusciamo anche a dormire. Per forza... questa è forse la miglior condizione in cui ci troviamo da quando abbiamo lasciato casa!
Scalo a Madrid. Completiamo l'opera: Stefano febbricitante...
Casa. E' notte fonda. E' già venerdì. Doccia calda e letto... Alla prossima.

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