Chiara Manzini

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04 Lug 2020

LA FORTEZZA DELLE VERRUCOLE

Italia Toscana Lucca
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Famiglia

06 Agosto 2017

Tutta la storia dell'alta Garfagnana è passata fra le mura della Fortezza delle Verrucole che, grazie alla sua posizione su un rilievo di circa 600 metri d'altezza, domina le Alpi Apuane, gli Appennini e tutto il fondovalle. Il castello sorge vicino all’abitato di San Romano.

Entriamo pagando il dazio alla dogana, una guida ci accompagna spiegandoci l’origine della roccaforte.

Originariamente era costituita da due nuclei posti all'estremità del colle: la “Rocca Tonda” al vertice più elevato a sud e la “Rocca Quadra” a nord. La Rocca Tonda è anche il nucleo più antico probabilmente dell’ XI° secolo, costituito da un grosso mastio di forma ottagonale al quale si accede salendo una ripida scala in pietra; all'interno vi erano le stanze del signore poste su due piani.

Si notano ancora i resti delle cucine e di altri locali. I due nuclei sono uniti da cortine murarie merlate, dotate al centro di due torri a semicerchio, feritoie e di camminamento di ronda. L'area racchiusa fra le due Rocche costituiva la piazza d'armi.

All’inizio fu il centro di potere della famiglia longobarda dei Gherardinghi ma, ben presto, il comune di Lucca si espanse fino ad arrivare qui. I rapporti con i lucchesi non furono sempre amichevoli: le famiglie locali si ribellarono alla tassa sul sale e si allearono con Pisa. Lucca inviò un esercito di 3000 uomini, guidati dal vescovo che, a quei tempi, benediceva con la spada! Castruccio Castracani allargò i confini fino a gran parte della Toscana settentrionale. Dopo la sua morte fu la volta di uno dei suoi avversari: Spinetta Malaspina, marchese ghibellino e condottiero di ventura che proprio in questa rocca era nato ma che Castruccio gli aveva tolto con tutti gli altri possedimenti. Seguirono gli Estensi, Duchi di Modena. Qui soggiornò Ludovico Ariosto che, come governatore della Garfagnana, doveva riorganizzare i presidi militari.

Come in ogni castello che si rispetti, leggende di magie e fantasmi abbondano, forse perché nei secoli il forte fu anche sede di prigione. Dalle cronache storiche diventate poi leggenda, emerge il seicentesco capitano Francesco Accorsini, comandante della Fortezza, condannato dall’Inquisizione di Modena per pratiche di magia e stregoneria.

Visitiamo la polveriera: da un inventario degli oggetti datato 20 Aprile 1490 apprendiamo che qui erano depositate bombarde, spingarde, schiopetti, balestre, palle di piombo, barili di polvere, munizioni di vario genere a disposizione dei castellani e delle guarnigioni.

Nel 1866 l’intero complesso è stato acquistato da privati. Successivamente è stato acquisito dal Comune di San Romano che ne ha curato il restauro terminato nel 2012.

Ci fermiamo a mangiare una minestra di farro nell’osteria della Fortezza prima di proseguire per la Rocca di Camporgiano. Posizionata sull’altra sponda del Serchio dirimpetto a quella delle Verrucole colpisce la possente cinta muraria dotata di due grossi torrioni che costituiscono la parte più imponente. Oggi è proprietà privata ma nel suo torrione principale è possibile ammirare una collezione di preziose ceramiche rinascimentali ritrovate nei pozzi da butto durante i lavori di restauro.

Sulla via del ritorno è impossibile non fermarsi ad ammirare un capolavoro dell’ingegneria medievale: il Ponte della Maddalena detto del Diavolo che domina il fiume Serchio e da sempre evoca fantasie, miti e leggende. Probabilmente voluto dalla contessa Matilde di Canossa nell’XI secolo, il ponte fu costruito per consentire ai viandanti di raggiungere Lucca per poi congiungersi alla via Francigena e proseguire fino a Roma. Prese il nome di Ponte della Maddalena per un oratorio dedicato alla santa che si trovava sulla sponda sinistra ai piedi del ponte. La statua della Maddalena, pregevole opera attribuita ai Della Robbia, si trova attualmente nella chiesa di San Jacopo a Borgo a Mozzano. Durante la seconda guerra mondiale il ponte fu minato dai nazisti ormai pronti ad abbandonare le fortificazioni della Linea Gotica, ma fortunatamente la sua distruzione fu evitata.

Il sinistro nome Ponte del Diavolo è dovuto a una leggenda di cui esistono svariate versioni. La più nota è quella che riguarda la sua costruzione: si racconta che il compito di edificare il ponte sia stato affidato a San Giuliano l’Ospitaliere. L’opera si rivelò fin dall’inizio di difficile realizzazione. Il capomastro incaricato dell’opera, resosi conto che non avrebbe terminato i lavori entro la scadenza prevista, era sprofondato nella disperazione. Una sera, mentre sedeva da solo sulla sponda del Serchio, pensando al disonore che gli sarebbe derivato per non aver terminato il ponte come promesso, gli apparve il diavolo che gli propose un patto. Avrebbe terminato lui il ponte in una sola notte ma a una condizione: avrebbe preso l’anima di colui che avesse attraversato il ponte per primo. E così il ponte fu terminato ma il costruttore, preso dal rimorso, andò a confessarsi da un religioso che gli disse di rispettare il patto ma di avere l’accortezza di far attraversare per primo un maiale (c’è chi dice un cane!). Insomma, il diavolo venne gabbato!

 

Chiara Manzini

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