29 Mag 2016

Cracovia, la seconda volta non si scorda mai

Polonia Cracovia
 8     7    

Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno gennaio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Famiglia

Finalmente Cracovia.
Mentre per Deborah è la prima volta, io torno qua a distanza di 3 anni e
sono pronto per godermi di nuovo la bellezza di questa città stupenda.
Vi potrà sembrare strano ma in 3 anni sono cambiate tante cose e cercherò di parlarvene al meglio.
Cominciamo dal principio:
Day 1 (16-08-2015):
Partiamo con un Intercity affollatissimo dalla stazione centrale di
Varsavia per arrivare circa 3 ore dopo a quella di Cracovia e,
nonostante il meteo ci avesse assicurato una giornata di sole, veniamo
accolti da una tempesta che ci costringe all’interno della stazione per
un periodo imprecisato di tempo.
Solitamente evitiamo i taxi ma questa volta per cause di forza maggiore
siamo costretti ad usufruirne e sbigottiti, una volta all’albergo,
paghiamo 13 zloty (circa 3 euro).
Bene, i taxi sono economici!
La porta dell’Hollywood Hostel, pesante ed in ferro verde antico, non sembrava presagire nulla di buono ed invece ci siamo ricreduti.
Camera spaziosa e pulita così come il bagno, niente aria condizionata ma
almeno i ragazzi che gestiscono questo ostello hanno avuto la buona
idea di metterci un ventilatore in camera!
E’ già pomeriggio avanzato quando la pioggia ci concede una tregua e noi ne approfittiamo per cominciare il nostro tour.
La prima tappa è la collina del Wavel, situata su un altopiano a 228 metri sopra il livello del mare, sopra la quale si ergono la cattedrale del Wavel e il castello Reale.
Sfortunatamente per noi la tempesta ha costretto i responsabili a
chiudere prima del dovuto e ci viene negato l’accesso alla cattedrale,
che per la cronaca custodisce tombe di re e regine fra le quali è
celebre quella di Sigismondo I (ultimo della dinastia Jagiellonica).

La cupola dorata contiene la tomba di Sigismondo I

Il castello del Wavel invece è stato residenza reale per cinque secoli ed oggi è divenuto un museo di arte e storia.
Al suo interno è possibile ammirare la “Dama con ermellino” del nostro caro Leonardo Da Vinci.
Chissà come faceva a dipingere quadri così piccoli poi…

Statua del drago, simbolo di Cracovia

Per cena decido di portare Deborah da Cafe Wazka, un
luogo che mi era rimasto impresso tre anni prima nella sua rusticità
dove, nonostante la vicinanza al centro, i menu erano rigorosamente in
polacco e la cameriera non spiccicava una parola di inglese.
Questi sono i posti che piacciono a me.
Con grande tristezza constato che questo posto non esiste più,
sostituito da un più turistico, sebbene molto carino, Garden Cafè dal
nome Meho.
Entriamo comunque in questo giardino e affamatissimi ordiniamo un
bagel con pollo, feta, pomodori e rucola per Deborah e gnocchi spinaci e
gorgonzola per me.
Il tutto accompagnato da due belle birre e un buonissimo cheesecake ai lamponi per la golosa di turno.
Abbiamo speso in tutto 59 zt in due, nemmeno 15 euro.
La sera la spendiamo smaltendo la cena camminando nella Rynek Glowny, il centro storico.
Ammiriamo la Basilica di Santa Maria, quella con le due torri per intenderci, e facciamo due passi nel mercato al piano terra del Fondaco dei Tessuti per sbucare ai piedi dell’imponente Town Hall Tower.
Osservando il via vai mi rendo conto del flusso turistico almeno triplicato rispetto al 2012.
Discutendo fra i pro e i contro di questa cosa rincasiamo nel nostro ostello e ce la dormiamo beatamente.
Day 2 (17-08-2015)
Ore 7.30
Stamani ci svegliamo presto, Cracovia è già piena di vita mentre noi ci
dirigiamo come zombie a fare colazione, che purtroppo è l’unico punto
negativo di questo ostello in quanto veramente ma veramente povera.
Oggi abbiamo optato per la prima gita fuori porta, ci dirigiamo infatti
alla stazione degli autobus dove, con 12 zt a tratta e un viaggio di
circa un ora e mezza, un minibus ci porterà a Oswiecim, anche se forse è conosciuta meglio con il suo nome tedesco: Auschwitz.
Il campo di concentramento, tragico simbolo dell’olocausto, è oggi,
fa triste dirlo, un attrazione turistica visitata da milioni di persone.
Se avete intenzione di visitare anche voi il campo tenete presente
che le visite sono guidate quindi assicuratevi on line degli orari di
quelle in italiano, cosa che noi non abbiamo fatto e che ci ha portato a
fare la visita in inglese, fortunatamente sia io che Deborah
mastichiamo abbastanza bene la lingua e ce la siamo cavata.
Consigli pratici: qui tutto è pagamento, 1 zt per il wc e se avete uno
zaino o una borsa troppo ingrombranti (le misure max sono 30x20x10) vi
verrà chiesto di lasciare tutto al deposito bagagli, 3 zt per tutto il
giorno.
Quasi dimenticavo, l’ingresso costa 39 zt e comprende la visita sia di Auschwitz che di Birkenau.
Raccontarvi la storia del campo penso sia superfluo ma non lo è
sicuramente il susseguirsi di emozioni che si provano durante la visita.
Già dal cancello d’entrata, recante la scritta Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi, si ha un idea degli orrori perpetrati a coloro che venivano definiti “inferiori”.
Visitiamo vari blocchi, riadattati a museo, dove sono esposti documenti
d’epoca, testimonianze, foto e oggetti appartenuti ai prigionieri.
In alcune zone sono proibite le foto ma vi assicuro che la stanza
contenente i capelli tagliati ai prigionieri, e usati come tessuto per
tappeti e vestiario, è veramente un colpo alla sensibilità.
La visita continua per circa 2 ore quando la guida ci concede un
break prima che una navetta ci porti al campo di sterminio di Birkenau, a
circa 7 km di distanza.
Impressionante la vastità di questo campo, nonostante per oltre metà
sia stato distrutto proprio dai tedeschi in ritirata per non lasciare
tracce, che si estende per circa 2,5 x 2 km.
In questo campo avveniva la cosidetta selezione, ovvero chi non era
ritenuto idoneo al lavoro veniva mandato nelle tragicamente famose
camere a gas.
Il nostro cammino segue quello fatto dalle persone condannate a morte
e arriva fino alla fine del campo dove osserviamo i resti di quelli che
una volta erano i forni crematori.

Resti dei forni crematori

Dopo un ora e mezzo di cammino la nostra visita finisce e noi ci
digiriamo, tristi e affranti, alla fermata del bus che ci avrebbe
riportato a Cracovia.
Arriviamo in città che è già l’ora di cena e decidiamo di affogare i nostri dispiaceri in un bar vegetariano dal nome Green Day.
Deborah opta per la zuppa del giorno contenente cipolle,
barbabietola,ravanelli e cetrioli più una Bean Steak, ovvero una
buonissima bistecca di piselli.
Io scelgo una classica tortilla con felafel e una torte alle zucchine a metà con Deborah.
Nonostante le cameriere non fossero quello che si può definire simpatiche, il cibo era buonissimo ed anche il conto, 48 zt.
12 euro pe mangiare in 2, un sogno.
Concludiamo la serata per una bevuta, anche più di una, al Jazz Rock Cafè,
un posto che amo sia per i prezzi bassi che per l’atmosfera quasi
surreale, visto che ci troviamo qualche metro sottoterra immersi nel
buio con qualche candela accesa quà e la.
Un pò barcollanti a causa delle birre e della vodka rientramo in camera e ci addormentiamo come ghiri, buonanotte!
Day 3(18-08-15):
Buongiorno!
Torna a splendere il sole in quel di Cracovia e noi siamo in formissima!
Rinunciamo alla colazione in ostello e ci fermiamo in una pasticceria per la strada di nome Awiteks, una catena molto comune in Polonia.
Io mi faccio la mia dose di caffè e brioche mentre Deborah si consola
con un succo d’uva e un dolce a forma di palla ricoperto di granella di
nocciole.
Non chiedetemi come fa a mangiare queste cose di mattina perchè io c’ho rinunciato!
Acquistiamo anche due involtini con gli spinaci per pranzo, li infiliamo nello zaino e partiamo alla volta delle famose miniere di sale di Wieliczka, patrimonio tutelato dall’UNESCO.
Con 3.50 zt un minibus ci porta vicinissimi alle miniere, che raggiungiamo seguendo, nostro malgrado, la fiumana di gente.
Ci mettiamo in coda e dopo una mezz’oretta facciamo i biglietti di ingresso che, scusate la battuta squallida, sono salatissimi.
79 zt ovvero circa 20 euro a testa. Stica…
Per non essere costretti ad aspettare due ore decidiamo anche qui di fare la visita guidata, obbligatoria, in inglese
Scendiamo i 380 gradini per arrivare circa 150 metri
sotto terra e cominciamo il nostro percorso fra oscure camere ornate di
statue interamente scolpite nel sale e riproduzioni di tecniche di
lavoro antiche.
Assaggiamo la pareti salate e cerchiamo di fare qualche foto ma, come
ci avverte la guida con tanto di dimostrazione pratica, il sale assorbe
la luce e fare scatti decenti è molto difficile.
Specie con lo smartphone.
La sala che sicuramente colpisce maggiormente è quella della Cappella
della Beata Cunegonda, una chiesa interamente scolpita nel sale della
grandezza di 74×17 metri, che farebbe invidia a molte colleghe in
superficie.
Rimaniamo leggermente basiti quando constatiamo che all’interno delle
miniere sono presenti bar, ristoranti e souvenir shop, d’altronde
trovare qualcosa di autentico è sempre più difficile.
Per tornare alla luce del sole usiamo un ascensore da minatori, menomale
perchè a fare 380 gradini in salita qualcuno ci avrebbbe lasciato le
penne.
Con un nuovo minibus torniamo a Cracovia dove, dopo aver fatto un giro fra le bancarelle del mercato di Stary Kleparz,
prendiamo il tram e ci rechiamo a Podgòrze, un quartiere operaio
normalissimo che durante la seconda guerra mondiale diventò il ghetto
ove i nazisti internarono oltre 15000 ebrei prima di deportarli ai campi
di concentramento.
Il tram ci scende precisamente in Plac Bohaterow Getta,
proprio da qui cominciava la deportazione degli ebrei del ghetto che
oggi sono ricordati con 70 sedie in ferro commemorative sparse per la
piazza.
All’angolo della piazza troviamo la “Farmacia sotto l’aquila“,
che, sotto la direzione del farmacista Tadeusz Pankiewicz, divenne
luogo di rifugio e di cure, spesso a titolo gratuito, per gli ebrei del
ghetto.
Il nostro cammino prosegue verso la fabbrica di Schindler, salita agli onori della cronaca anche grazie al bellissimo film di Steven Spielberg: Schindler’s List, dove Oskar Schindler fece lavorare migliaia di ebrei salvandoli dalla deportazione e dalla morte.
Attraversiamo la Vistula e arriviamo nel quartiere ebraico di Kazimierz che, a differenza di quello che si possa immaginare, è un centro vibrante di vita e cultura.
Ammiriamo la Sinagoga Vecchia
la Sinagoga Alta
e la chiesa del Corpus Domini.
Quest’ultima risale al XIV secolo,e, nonostante la struttura tipicamente gotica, gli interni prediligono lo stile barocco.
Terminiamo la serata con una cena da Smakolyki, un ristorante vicino
alla città vecchia che avevamo già adocchiato precedentemente.
Stasera andiamo a Pierogi ed infatti dopo una tartare di carne come
antipasto Deborah opta per dei pierogi agli spinaci e feta mentre io sui
più classici ripieni di carne e cipolla.
Il tutto accompagnato ovviamente da birra, al miele per Deborah e una Litovel per me.
Ci piace tutto talmente tanto che decidiamo di prendere un Cheesecake che purtroppo non si rivela all’altezza del resto.
Spesa totale: 71 zt. Continuiamo a sognare.
Camminata digerente e verso le 23 a nanna. Cotti a puntino.
Day 4 (19-08-15):
Stamani la sveglia è più clemente e, dopo una colazione a base di
dolci francesi, verso le 11 siamo pronti per la nostra full immersion
nella città vecchia di Cracovia.
Partiamo dal Collegium Maius, struttura gotica facente
parte dell’Accademia di Cracovia, e proseguiamo verso nord costeggiando
il planty, l’anello di giardini che racchiude la città vecchia.
Il Barbacane di Cracovia consentiva l’accesso alla città attraverso
uno stretto ponte sopra il fossato, oggi questo possente bastione a
sette torrette ospita un museo di storia.

Barbacane

Passiamo oltre e ci troviamo di fronte a la Porta Floriana, unica rimasta fra quelle della cinta muraria.

Porta Floriana

Percorriamo la già piena di vita via Florianska per trovarci
nuovamente di fronte alla basilica di Santa Maria, purtroppo l’accesso
alla torri è consentito soltanto in determinati giorni e oggi non è uno
di quelli.
Da qui il trombettista di Cracovia esegue l’antica melodia dell’Hejnal.
Clicca qui per leggere la storia dell’Hejnal e del trombettista di Cracovia
Ci consoliamo entrando nella porticina laterale per visitare l’ampia
chiesa, stupenda con il suo amalgama di colori blu e oro e le numerose
opere d’arte fra cui quadri di Jan Mtejko e vetrate di Stanislaw Wyspianski.
Fare foto qui dentro è vietato ed un guardia è pronta a redarguire il milioni di turisti che ignorano questo divieto.
Compresi noi ovviamente.
Tutto in questa piazza trasuda storia e arte, persino il grande
mercato coperto di cianfrusaglie e souvenir del Fondaco dei Tessuti, un
tempo destinato al commercio dei tessuti, è un autentica opera d’arte,
ed è qui che ci dirigiamo per trovare qualche pensierino per amici e
parenti.
Una foto alla torre del Municipio e un occhiata all’orologio.
Sono già le due passate e lo stomaco comincia a brontolare,
nell’incertezza torniamo da Smakolyki per un’altra dose di Pierogi che
andiamo a smaltire con una passeggiata sulle rive della Vistula.

Torre del municipio

Bocciata immediatamente la mia idea di arrivare fino al Tyniec, un
monastero di monaci arroccato sopra uno sperone di roccia raggiungibile
tramite una camminata di 13 chilometri costeggiando il fiume polacco.
Cerchiamo allora un paio di biciclette a noleggio senza alcun
risultato e decidiamo di spendere le nostre ultime ore polacche
riflettendo sul senso della vita svaccati sulle rive del fiume.
L’ultima sera la condiamo con la giusta dose di alcool in un pub
sotterraneo dal nome Dobry Kumpel, per me una birra mentre Deborah vira
su un cocktail, Raspberry Kiss, oggettivamente molto buono.
Alla tua, Cracovia!
Day 5 (20-08-15)
Il giorno più triste, il giorno del rientro.
Raggiungiamo l’aeroporto tramite il bus 292 con partenza dalla stazione dei bus al prezzo di 4 zt.
Mi raccomando, evitate di buttare via soldi con gli aerobus.
Che dire di Cracovia in breve, a must-visit city, una città da
visitare e che vi consiglio di visitare il prima possibile prima che il
turismo la conquisti definitivamente.
Mi era successo solo in Irlanda ma a stento ho represso le lacrime venendo via.
Patetico o meno, Cracovia resta nel cuore.
Provare per credere!
Matteo & Deborah

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