BAYAMO

Bayamo “la ribelle”. La tradizione ribelle di questa città è molto antica: gli indios di questo territorio opposero una strenua resistenza agli spagnoli e anni dopo quando il Vescovo dell'isola di Cuba Don Giovanni della Altamirano Cabezas, in visita alle aziende agricole, fu rapito dal corsaro francese Gilberto Girón, con l’ intenzione di chiedere un riscatto enorme alla città. Nell’ effettuare lo scambio scoppiò una lotta sanguinosa durante la quale i pirati furono sconfitti e lo schiavo Salvador Golomon decapitò il corsaro esponendone la testa nella piazza principale. Ma la pagina più gloriosa è quella per delle lotte per l’ indipendenza dagli spagnoli dopo le quali la città fu liberata e dichiarata capitale della repubblica. Mesi dopo per evitare che potesse essere riconquistata i suoi abitanti decisero di incendiarla! Il 20 ottobre 1868 le forze cubane ottennero la capitolazione delle autorità spagnole di Bayamo e la popolazione festante chiese al compositore Pedro Figueredo di creare un inno per celebrare l'evento. Si narra che Figueredo scrisse il testo sul momento senza scendere da cavallo. Due anni più tardi Figueredo venne catturato dagli spagnoli e ucciso ma la Bayamesa divenne celebre in tutta l'isola come richiamo alla lotta del popolo cubano per la libertà della patria e nel 1899, alla fine della guerra anticolonialista, fu adottato come inno nazionale. Alla luce di questi eventi l’inno La Bayamesa fu scelto come inno nazionale.

 

 

 

¡Al combate corred bayameses,               

que la patria os contempla orgullosa;

no temáis una muerte gloriosa,

que morir por la patria es vivir!

 

En cadenas vivir es vivir

en afrenta y oprobio sumido.

Del clarín escuchad el sonido;

¡a las armas, valientes, corred!

 

Alla lotta correte bayamesi,

che la patria vi guarda orgogliosa;

non temete una morte gloriosa,

ché morire per la patria è vivere!

 

Vivere in catene è vivere

sottomessi all'affronto e alla riprovazione.

Ascoltate il suono del bugle;

alle armi, valorosi, correte!

La visita parte dal parque Céspedes, la piazza principale della città, dominata dalla statua di Carlos Manuel de Céspedes, un rivoluzionario cubano che ha guidato Cuba all'indipendenza. La Plaza de l’ Himno così chiamata perché qui il 20 ottobre 1820 fu intonata per la prima volta la Bayamesa, l’ inno nazionale. A ricordare l’ episodio un complesso scultoreo comprendente lastre di bronzo con incisi i versi e la musica  di Perucho Figueredo. Lungo il cammino, curiosando nelle case al pianterreno, si colgono bei personaggi. La Iglesia Parroquial de San Salvador è particolarmente importante in quanto in essa furono messe in salvo le immagini sacre quando i patrioti incendiarono la città. Ma senza successo in quanto dalle fiamme si salvarono solo il fonte battesimale e la Capilla de los Dolores. In piazza facciamo tanti incontri: un gruppo di ragazzini ed uno strano tipo (sordomuto) che indica il mio ventre prominente alludendo con ampi gesti alla mia voglia di mangiare molto. E ancora ragazzini che intonano l’ inno nazionale. Ora appuntamento musicale alla Casa de la Trova. Edificio di grande valore architettonico risalente alla fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo , è stato uno degli edifici sopravvissuti al fuoco della città e attualmente conserva le sue soffitti e pareti, esponenti fedeli dell'architettura Bayamesa. Nel cortile musica a go-go, Bianca balla ed io bevo un doppio mojito!

Ci rimettiamo in viaggio e dopo pranzo sosta al Santuario della Virgen del Cobre. Il villaggio del Cobre a circa 20 km da Santiago era famoso per le miniere di rame (cobre) in cui lavoravano numerosi schiavi. E’ la chiesa più famosa di Cuba e vi si conserva la statua alta appena 40 cm, di una Madonna mulatta (la “CACHITA”) adornata riccamente un po’ come la Macarena andalusa. Secondo una leggenda tre schiavi furono salvati in un naufragio dall’ immagine della Madonna che galleggiava sulle onde. Per maggiori notizie:

https://it.wikipedia.org/wiki/Nostra_Signora_della_Carit%C3%A0_del_Cobre

Arriviamo a Santiago e alloggiamo al Gran Hotel Escuela in pieno centro.

 

SANTIAGO de CUBA

La seconda città cubana per importanza, la più africana, la più musicale e la più calda. Garcia Lorca la definiva “ritmo di rami secchi, arpa di tronchi vivi, caimano, fior di tabacco”. A parte le auto e gli edifici moderni è quella di sempre:  allegra a appassionata, ritmi lenti, odore di mare. Situata in una baia tra il mare e le montagne della Sierra Maestra è una città fiera e coraggiosa che ostenta con orgoglio il titolo di Cuna (culla) de la revolucion.

L’ ex Plaza de Armas di Santiago ora Parque Céspedes, è il cuore della città, luogo d’ incontri e di riposo, viva a tutte le ore del giorno e della notte, una sorta di palcoscenico. I monumenti che vi si affacciano:

La Chiesa Madre "Madonna Assunta", del XVI secolo, dal 1533 al 1663 fu oggetto di distruzioni e saccheggi da parte dei corsari, incendi senza contare eventi sismici del 1678, 1679, 1766, Il 15 agosto. Dopo tre ricostruzioni nel 1810, infine, fu posta la prima pietra di quella che sarebbe stata l’ attuale Cattedrale. I lavori durarono otto anni e  si conclusero il 24 aprile 1818. Occupa una superficie di 2115 metri quadrati

Orientata da nord a sud consta di  cinque navate. Il terremoto del 20 agosto 1852 provocò altri danni che furono velocemente riparati. Ha l’ aspetto eclettico coi due campanili aggiunti nel 1922 con due nicchie contenenti le statue di Colombo e di Bartolomé de Las Casas e il posizionamento sul frontone della statua di un angelo. Ciò che colpisce è la sua posizione elevata sulla piazza raggiungibile con una imponente scalinata.

L’ Ayuntamiento (Il Comune) fu edificato nel 1950 seguendo un progetto settecentesco rinvenuto negli archivi delle Indie e nel suo corpo principale ha un balcone da dove Fidel Castro ha proclamò il trionfo della Rivoluzione.

Casa de Diego Velasquez costruita tra il 1516 e il 1530 fu la dimora del conquistatore spagnolo. E’ considerata il più antico edificio di Cuba.

L’ Hotel Casa Granda storico albergo aperto nel 1920 che Graham Green nel suo romanzo Nostro agente all’ Avana descrise come un luogo affascinate e frequentato da spie.

 

Poco distanti:

Il Museo Emilio Bacardi Moreau in un elegante palazzo neoclassico, il più antico ed eclettico museo di Cuba. Voluto e inaugurato nel 1927 dal fondatore delle celebri distillerie di rum ospita cimeli delle guerre d’ indipendenza, quadri di pittori contemporanei ma anche una mummia egizia. Il Palacio Provincial, progettato dall'architetto e ingegnere civile Carlos Segrera Fernández, fu inaugurato il 23 giugno del 1926 , in stile eclettico, è stato dichiarato un monumento nazionale nel 2003. E' il centro del governo della Provincia.

La Casa de la Cultura Miguel Matamoros, situata in un importante edificio con eleganti linee architettoniche, ospita molti eventi culturali.

Dopo cena gironzoliamo per la città che di sera offre aspetti interessanti ma anche una sconcertante illuminazione stradale sostenuta da una specie di traliccio portante cavi di tutti i generi!

 

6 marzo

Ultimo giorno a Cuba con visite molto interessanti.

Prima tappa Il Museo 26 de Julio-Cuartel Moncada.

Quando Castro il 26 luglio 1953 tentò l’ assalto alla caserma cercò di venire in possesso di molte armi e dare avvio alla rivolta generale. Come è noto l’ azione fallì causando la morte di otto giovani rivoluzionari e la cattura di altri 55 che vennero torturati e fucilati. La caserma che porta ancora i segni delle pallottole sulla sua facciata dal 28 gennaio 1959 è sede della Ciudad Escolar “26 de Julio”. Una parte dell’ edificio ospita il Museo Historico, che in dieci sale ripercorre la storia cubana dall’ arrivo di Colombo alla guerriglia sulla Sierra Maestra, con un plastico che ricostruisce l’ assalto alla Moncada e cimeli dei fratelli Castro e del Che. Una visita al cimitero de Santa Ifigenia che accoglie le ceneri di Castro. Quando si arriva si vede che non hanno costruito un grande monumento. È semplicemente una pietra, una piccola pietra con sopra la scritta “Fidel” posta tra il mausoleo dedicato a José Marti, padre dell'indipendenza, e il monumento ai martiri del 26 luglio 1953. All'Avana e a Santiago sono stati sparati 21 colpi di cannone che hanno concluso i nove giorni di lutto. Da qui si capisce come Castro considerasse la rivoluzione, con umiltà. È una bella cosa da vedere.

Ci dirigiamo verso la parte orientale di Santiago dove si trova la Plaza de la Revolucion, ampio spazio dove confluiscono i tre grandi viali di accesso alla cità. La piazza è dominata da un grande monumento realizzato negli anni ’90 che rappresenta il generale Maceo a cavallo circondato da 23 machete che rappresentano la data del 23 marzo 1878, data della ripresa dell’ attività rivoluzionaria. È anche presente una fiamma eterna. L’ architettura risente non poco dell’ influenza sovietica….

Le ceneri del padre della rivoluzione cubana si trovano accanto alla tomba di José Martí, l’eroe nazionale dell’indipendenza.

Seconda ed ultima tappa il Castillo del Morro.

La fortezza militare Castillo de San Pedro de la Roca, anche conosciuta come “Castillo del Morro”, fu dichiarata dall’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità, nel 1997, per il suo grande valore storico e architettonico. Anticamente, si chiamava il Museo della Pirateria, ma poi il nome fu cambiato per conciliare i nuovi contenuti del museo, più generali e legati all’ambiente in cui si trova.

Fu commissionata nel 1637 dal governatore Pedro de la Roca all’ ingegnere italiano,  al servizio presso il Regno di Spagna, Giovanni Battista Antonelli per difendere la città dai pirati. Entriamo percorrendo il ponte levatoio che conserva intatto l’ argano che azionava la struttura e arriviamo alla piazza centrale, punto nevralgico che fungeva da centro di smistamento delle diverse attività comunicando con la cappella, le caserme, la guarnigione e le celle sotterranee. La scalinata in pietra sul versante panoramico faceva parte di un sistema di scale che portava ai vari piani superiori. Nelle casematte sono esposte stampe che raffigurano la storia dei forti di Santiago mentre nel piazzale di artiglieria sono esposti cannoni dell’ epoca. Percorriamo i cammini di ronda fino ad una terrazza panoramica da cui si gode uno splendido panorama della baia di Santiago.

Ottimo pranzo a base di pesce al vicino Ristorante “El Morro” che ha avuto tra i suoi ospiti anche Paul Mac Cartney!

In viaggio verso Holguin da dove partiremo per l’ Italia ma ci avvisano che il nostro aereo ha un ritardo di ben 4 ore! Partiremo non alle 0.50 ma alle 4.50….

Lungo la strada le ultime immagini di una Cuba sconcertante: edifici diroccati, auto emananti pericolosi gas di scarico, pullman ricavati da autocarri “trasformati” mediante lamiere apposte sui lati ed altre testimonianze di povertà.…..

Per riempire questa attesa l’ Alpitour ci ospiterà presso una sua  struttura:

Playa Pesquero, immersa in un paesaggio rigoglioso con bungalow posti in giardini con 2 ristoranti e vari bar aperti 24 ore al giorno, piscina scoperta, vasca idromassaggio e palestra. Sono inoltre disponibili campi da tennis, pallavolo, basket e ping-pong. Approfittiamo per visitare il resort, per farci un’ abbuffata incredibile con abbondanza di vino e mojito aspettando con calma il bus che ci porterà all’ aeroporto. Non tutti i mali vengono per nuocere. Speriamo solo di non perdere la coincidenza con l’ aereo a Malpensa per tornare a Napoli. Arriviamo a Malpensa e col cuore in gola ci precipitiamo al check-in dell’ Easyjet convinti di non farcela ma una voce proveniente dall’ altoparlante ci annunzia un ritardo di un’ ora e 30! Tutto sommato poteva andarci peggio!

 

 

 

 

Mi piace concludere con un pensiero su Cuba trovato sul web:

 

“Cuba te espera” (Cuba ti aspetta) per farti provare i suoi famosi sigari immaginando di scorgere nel loro fumo il volto di Che Guevara, assaporare il suo chimerico rum fantasticando di conversare con Ernest Hemingway, o più semplicemente per mostrarti i suoi strabilianti, ma pur sempre reali colori del mare e ballare nei suoi tanti luoghi colmi di storia ... Sì ballare, perché a Cuba non si cammina si balla!