Chiara Manzini

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20 Giu 2020

Fiorenza fatti in là, Semifon diven città

Italia Toscana Siena
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno giugno

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

Anno Domini 1181: ci troviamo nella Valle dell’Elsa lungo uno dei più importanti itinerari commerciali. Su una collina baciata dal sole tra Firenze, Siena, Volterra e Pisa denominata Summo Fons, fonte di sommità, i conti Alberti di Prato fondano un nuovo castello. Il castello di Semifonte prospera a tal punto da avere in pochi anni una piazza mercatale e proprie unità di misura. “Fiorenza fatti in là, Semifon diven città” citerà Dante nella Divina Commedia. Una delle sue maggiori alleate è San Gimignano. Il castello di Semifonte si trova in una posizione tale da ostacolare le mire di Firenze sul controllo dei commerci della Francigena. Firenze teme l’espansione di Semifonte al punto di intraprendere una intensa attività diplomatica per annientarla.  Uno dei risultati della diplomazia è l’alleanza con Siena: unico momento dove Firenze e Siena stanno dalla solita parte.

Anno Domini 1202: alla diplomazia segue la ferocia e la tenacia nella distruzione del castello. Dopo quattro anni di assedio i fiorentini riescono, grazie a un tradimento, a prendere Semifonte. La distruzione è completa al punto che negli accordi di resa i semifontesi sono obbligati allo smontaggio pezzo per pezzo del castello. Sulla collina viene promulgato il divieto assoluto di ricostruzione. Dopo la distruzione Firenze potenzia il castello di Certaldo, di Vico d’Elsa e di Barberino Val d’Elsa, e fa costruire le torri di Petrognano con funzione di presidio. Probabilmente a controllo che Semifonte non venga nuovamente costruita.

Per quattro secoli rimase in vigore la legge che vietava di costruire sulle terre dove era sorta Semifonte, finché nel 1597, Giovanni Battista di Neri Capponi, proprietario della rinascimentale villa di Petrognano nonché canonico della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, su progetto di Santi di Tito ottenne dal Granduca Ferdinando I una speciale deroga. Così, dove un tempo si trovava la piazza centrale del paese, fu eretta una cappella a pianta ottagonale dedicata a San Michele, che riproduceva in perfetta scala di uno a otto quella di Santa Maria del Fiore di Firenze, innalzata dal Brunelleschi.

Anno Domini 2020: due escursionisti ardimentosi decidono di seguire le indicazioni del Club Alpino Italiano per raggiungere questi luoghi ricchi di storia, di fascino e di mistero. Partono dal centro storico di Barberino Val d’Elsa uscendo dal borgo medievale oltrepassando la Porta Senese.

Imboccano una strada bianca che porta nel fondo valle: tra vigneti e oliveti, il paesaggio è superlativo.

Poco prima di giungere al torrente Agliena, vicino a una azienda agricola, incontrano un uomo al quale chiedono la giusta direzione. L’uomo manifesta qualche perplessità: il fondo è reso viscido dall’intensa pioggia notturna, dopo aver guadato il torrente il sentiero si inerpica nel bosco per un tracciato non molto frequentato, teme che non sia percorribile. I due temerari non si lasciano scoraggiare e decidono di verificare con i loro occhi. Giunti al guado gettano un tronco in acqua perché, pur essendo stretto, temono di non farcela con un solo balzo e proseguono per il bosco.

Il tracciato non è molto curato ma è ampio e non presenta ostruzioni di sorta. Il bosco termina in un vasto oliveto e qui perdono la traccia ma seguendo le ampie impronte di un trattore riescono a giungere al borgo di Petrognano: le sue case-torri risalenti al XII secolo, con al centro la fortificata villa Capponi, fanno del luogo la periferia storica di Semifonte.

I due proseguono su per la collina che custodisce ancora oggi evidentissime tracce di storia della città scomparsa fino a giungere alla famosa cappella dedicata a San Michele Arcangelo.

Qui, dove un tempo sorgeva la piazza di Semifonte, i due viandanti si rifocillano con due banane e un po’ d’acqua, prima di proseguire nuovamente per il fondovalle seguendo il sentiero ondulato suggerito dal CAI per tornare nuovamente al torrente Agliena dove un bel progetto ha permesso il recupero delle briglie, costruite nel XII secolo, opera idraulica atta a regimare e a imbrigliare l’acqua del torrente dove, anche Leonardo da Vinci, effettuò uno studio riportato sul codice Hammer.

Purtroppo arrivati in fondo alla discesa trovano il sentiero sbarrato da una recinzione, tentano di dribblare a destra ma la vegetazione ha soffocato quel lieve tracciato che intravedono. Non gli resta che tornare a Barberino passando dalla strada, per altro, poco transitata e che regala viste mozzafiato nonché una visione d’insieme del paesaggio che consente di capire meglio l’importanza strategica di questa collina su cui un tempo sorgeva la possente città di Semifonte.

Chiara Manzini

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