01 Mar 2019

Frammenti di Etiopia

Etiopia
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Durata del viaggio 4 giorni

Periodo dell'anno dicembre

Range di spesa

Adatto a

 

FRAMMENTI DI ETIOPIA

Dicembre 2018

Prima di cominciare...
Note sulla 'injera'... Niente acqua. Niente bagni. O meglio... le toilettes ci sono. Le devi scovare dietro ad altre costruzioni e sono spesso in lamiera ondulata. Tre pareti più mezza: la metà che manca serve per entrare. Un buco nel terreno profondo non so quanto, che emana odori bestiali. Niente sciacquone ovviamente, niente carta igienica. Niente lavandino. Quello appare a volte nei ristoranti, ma spesso non esce l'acqua dal rubinetto. Quindi, se non sei munito di salviette mangi senza lavarti le mani. Il piatto nazionale è la injera. A prima vista sembra uno di quegli asciugamanini arrotolati e caldi che ti danno quando sali in aereo per rinfrescarti un po'. Ad un esame più attento è un rotolo di una cosa fatta con la farina di tef, morbido e spugnoso, con un lato più ruvido dell'altro. Il rotolone si distende su un grande piatto tondo e sopra ci si mettono diverse spezie, qualche verdura e a volte anche un po' di carne di manzo. Tutti insieme dallo stesso grande piatto, si strappano pezzi del rotolone e si usano per prendere il cibo a manate... cioè tieni lo straccetto di rotolone che hai strappato sul palmo della mano e abbranchi la salsina col pugno poi cacci il tutto in bocca, salsina e straccetto, con il sugo che ti cola lungo il polso. Niente tovalgiolini. La birra si beve a collo. Niente bicchiere. Quando finisci di mangiare è inutile che vai nel bagno del ristorante per lavarti perchè nel frattempo l'acqua non è che magicamente è apparsa... e nemmeno la carta igienica, nel caso di sovvenisse di usarla come tovagliolino... Quindi puoi risparmiarti la fatica di alzarti da tavola e rimani lì ad aspettare il caffè. Con l'immancabile incenso che arriva insieme alla caffettiera e ti affumica perchè non so com'è ma il vento viene sempre verso di te.

Giovedì 20 dicembre
Siamo in aeroporto a Malpensa e questa per me è già una conquista considerando quanto soffro il tratto di strada che da casa porta a qui. E nemmeno questa volta abbiamo forato, e nemmeno questa volta abbiamo trovato incidenti o code varie... Ci siamo fermati a pranzo ad Angera sul Lago Maggiore, paesino grazioso che risente un po' dell'usura del tempo e della poca manutenzione. Pizza deliziosa al Ristorante Miralago e un'oretta di passeggiata...
Il nostro volo è puntuale. Una nuova avventura sta per cominciare e come già ci è capitato parlando con qualche amico a casa, anche qui in fila al checkin qualcuno è rimasto affascinato da ciò che tenteremo di fare.
Prima del Kili ci saranno però i tre giorni ad Addis Ababa, e per il momento ci concentreremo su questa parte di viaggio. La Lonely Planet è già nelle mani di Stefano...
Il volo fino a Roma procede tranquillo. Siamo in pochi e ci servono subito un ottimo panino col prosciutto crudo. Beviamo vino ovviamente. Una delle cose che mi piace di più fare in aereo è bere vino...
Durante lo scalo a Fiumicino l'aereo si riempie. Suore, sacerdoti copti e ortodossi. Famiglia romana rompiballe con chiare discendenze etiopi. Sono in quattro e vogliono assolutamente stare nei tre posti davanti ai nostri, quelli sull'uscita di sicurezza. Sfrattano senza troppi problemi la coppia britannica (forse) che aveva i posti preassegnati lì ma che lì non voleva stare. Pazzi! Non si rifiuta mai l'uscita dei sicurezza!! Puoi stendere le gambe, non hai nessuno davanti che ti ribalta il sedile addosso... Poi arriva la terza passeggera col posto preassegnato lì. Non ne vuole sapere di cambiare fila, ma la famigliola romano-etiope è già sistemata. La contrattazione con la donna etiope che non vuole cedere il suo posto finestrino e non vuole rinunciare alla possibilità di distendere le lunghe gambe dura circa un'ora. Ne esce vittoriosa la bionda romano-etiope. Lei, marito e figlioletta più grande nei tre posti, e il bimbo piccolo in una specie di culla ancorata alla parete dell'aereo.
Decolliamo da Fiumicino dopo una eternità. Di fianco a me il sacerdote copto (o ortodosso?) che ha problemi a far funzionare il computer dell'intrattenimento a bordo. Si mangia ancora. Ancora vino, bianco stavolta. Pollo, riso giallo, insalata, formaggio e orrendo dolce alla frutta ricoperta di cioccolato. Volo senza turbolenze. Due film visti. Serie TV con Friends che non manca mai tra le selezioni possibili.
Acqua che come già accaduto nel decollo da Malpensa fuoriesce dagli scompartimenti del cibo anche in questa partenza con gli steward che 'pollice alto' fanno segno che va tutto bene.

Venerdì 21 dicembre
Atterriamo ad Addis Ababa (sì, si scrive così) con un po' di ritardo. Immigrazione, visti, bagaglio, dogana... Usciamo dal Bole Airport. Finalmente il sole e un po' di caldo.
L'autista di My Guzo ci aspetta fuori nel piazzale dei taxi gialli. Fuori si ma dove? Non vedo nessuno con un cartello in mano con il mio nome scritto sopra. Tante facce scure si avvicinano una dopo l'altra chiedendoci cosa stiamo cercando... Taxi? Hotel? My Guzo sto cercando!! Nel giro di mezz'ora lo sanno tutti. Ricompare una delle prime facce scure. Vorrei recuperare il telefono dell'autista, ma la mia connessione internet non funziona. Messaggio della Vodafone: costi troppo alti, per una sorta di protezione il collegamento è bloccato e non si puù sbloccare. Chiedo alla faccia scura che ormai mi è famigliare se riesce a trovarmi qualcuno con una connessione internet e a cercarmi il numero di telefono del mio autista. Confabula con un amico. Trovano il numero, chiamano My Guzo, poi un altro numero, poi un altro ancora. E' passata quasi un'ora quando finalmente il nostro uomo rintracciato dalle facce scure compare. Noi cercavamo un taxi giallo, lui se ne stava di fianco al suo minivan grigio sventolando il foglio col mio nome stampato sopra.... Mancia ai negretti e lasciamo l'aeroporto.
Siamo in super ritardo sulla tabella di marcia. Il responsabile di My Guzo mi chiama sul cellulare dell'autista. Non se ne parla proprio di passare dall'hotel: una giovane turista giapponese ci sta aspettando da chissà quanto in un altro punto della città. E dobbiamo andare a recuperare anche la guida. Aspettiamo per oltre venti minuti la turista giapponese davanti all'hotel sbagliato per poi prendere finalmente atto dell'errore ed andare a raccoglierla nell'hotel giusto. Compare anche la guida. Pronti via, il nostro primo giorno in terra etiope può cominciare. Sono circa le 9.30.
Destinazione: Monastero di Debre Libanos. L'autista si divincola fra il traffico della capitale per poi guidare a velocità folle appena lasciata la periferia. Dobbiamo fare presto. A mezzogiorno c'è una funzione al Monastero e dobbiamo riuscire a visitarlo prima. Guida muta, non spiccica una parola! Non abbiamo nemmeno capito come si chiama.
Il Monastero ci viene raccontato da uno dei monaci, come pure il museo. Alla grotta in cui pregava il patriarca ci accompagna un altro ragazzo.
Nostra guida sempre muta, fino al pranzo. Lì qualcosa dice, tipo che Natale per gli etiopi sarà il 7 gennaio. Nella meravigliosa location sulla Jemma River Gorge (il Jemma, quello che in stagione delle piogge è un fiume ma che ora è in secca), la guida comincia a parlare. Come pure Lucah, la giapponesina diciannovenne, che dopo il pranzo a base di injera deve rinunciare al caffè perchè da lei in Giappone fino a vent'anni non si può bere.
Dopo pranzo raggiungiamo a piedi il Ponte Portoghese (con il quale probabilmente i portoghesi non c'entrano granchè) e fotografiamo una gran quantità di babbuini con uno strano disegno fucsia sul petto. La nostra guida viene con noi ma in effetti chi ci racconta del ponte è qualcun altro. Croce a forma di chiesa di Lalibela da comprare obbligatoriamente dalla guida aggiunta. FAtto tutto. Possiamo rientrare ad Addis Ababa.
Oggi abbiamo percorso quasi trecento km senza nemmeno risentire troppo della notte insonne in aereo.
Alloggiamo al Residence Suite Hotel, nel quartiere di Bole, in Africa Street, anche se i cartelli della stradina danno tutt'altra indicazione. Ceniamo in albergo, meglio non rischiare ristoranti nel quartiere stasera, magari domani quando saremo un po' più lucidi. Mangiamo bene e spendiamo poco.

Sabato 22 dicembre
Colazione sostanziosa. Brioches (immangiabili), frittata, yogurt, spremute di arancia e di papaya, toast... Puntualissima la guida di My Guzo ci viene a prendere per accompagnarci nella nostra seconda giornata etiope. Un'altra guida, non quella di ieri. Oggi il nome lo imparo: Zee. Passiamo a prendere una coppia di turisti statunitensi: Ryan e Lisa, Washington DC. Alloggiano allo Sheraton. Meno male che siamo noi ad avere visto il loro hotel e non viceversa!
Saliamo subito sui Monti Entoto a 3200 mslm. Chiacchieriamo, cioè... parla Zee, con le signore che trasportano a valle le frasche di eucalipto. Queste donne partono a piedi da Addis Ababa all'alba, salgono 800 metri di quota, si caricano sulle spalle trenta chili di rami di eucalipto lunghi tre metri e scendono in città dove tenteranno di venderli per 2 dollari. Capito bene? Tutta quella fatica per due miseri dollari... Ci spostiamo in una specie di centro artigianale 'molto' artigianale. Un uomo e una donna lavorao al telaio, un'altra donna prepara il filo per tessere. Fuori dal rudimentale laoratorio alcuni giovani etiopi col sapone in mano aspettano in fila di poter fare una doccia. Compro una specie di pachmina per 150 birr, l'equivalente di 6 dollari. Zee ci spiega che il prezzo è aumentato ultimamente per via delle spese di reperimento del materiale che sono cresciute. Si scusa.
Visitiamo il Museo Nazionale e facciamo conoscenza con Lucy e Ardi, i nostri primi antenati.
E' ancora presto e facciamo in tempo ad andare al Merkato. Enorme. Merce ovunque. Si narra sia il più grande mercato d'Africa (e per quel po' di esperienza africana che ho io probabilmente lo è). Con l'aiuto di Zee ci facciamo strada fra merci e venditori. Non siamo proprio ben visti in mezzo a quel caos, date le mie chiare intenzioni di limitarmi a rubare immagini senza comprare nulla. Due bambini mi chiedono soldi con eloquenti gesti delle manine, ma Zee si raccomanda di non dare loro nulla per non abituarli a guadagnare senza dover andare a scuola e un giorno a lavorare.
Pranziamo nell'hotel più vecchio di Addis: il Taitu. Buffet, con injera e salsine. Non si scappa dal piatto nazionale. Ci sarebbe anche la pasta, ma agli etiopi non riesce molto bene quindi... injera anche per il bis. Ultima sosta alla Coffee House per l'immancabile caffè etiope. Qui è obbligatorio berne almeno uno al giorno. Ryan non riesce a berlo: troppo forte e poi non è tanto amante del caffè. Troppo forte?? Naaaaa....
Rientriamo in hotel nel primo pomeriggio passando in auto tra i tifosi della Ethiopian Coffee che stanno andando allo stadio. Relax in camera e poi, su consiglio di Zee, serata al ristorante Makush. E' in realtà una galleria d'arte in cui si mangia anche. Un 'must' qui ad Addis. Zuppa di cipolla, picatta per me e filetto al whisky per Stefano. In realtà i due piatti a noi sembrano identici, ma almeno niente injera! Fine serata scambiando idee e opinioni di viaggio con i sei italiani del tavolo a fianco che sono qui con Avventure nel Mondo.
Al rientro in hotel chiedo lumi sulla possibilità di effettuare il check in on line domani. E domani spererò nella presenza in reception di qualcuno più sveglio e con un inglese migliore... e che sappia cosa è un check in on line...
Domenica 23 dicembre
Altra giornata di escursione con My Guzo. Stesso autista di ieri e di nuovo Zee come guida. Ottimo. Nessun altro turista con noi. CI spostiamo a 88 km (per la precisione) dalla capitale. La prima sosta è in periferia, in qualcosa che vorrebbe essere un hotel dove Zee compra per noi i nostri lunch box, dato che dove andiamo oggi non ci sono ristoranti.
Viaggiamo su una strada piena di buche per diversi km, fino a svoltare su una strada che è un misto fra ghiaia e sterrato. Il paesaggio è incrediblie. Somarelli da trasporto che avanzano in fila indiana, contadini al lavoro nei campi. Van Gogh qui impazzirebbe dalla gioia: ogni scorcio ricorda la sua 'Mietitura'. Ci fermiamo a fare conoscenza con una famiglia locale. I bimbi sono a caccia di fotografie per la gioia di vedersi sul display della mia Canon. Tutto intorno è il tripudio dell'agricoltura. Sembra di essere tornati indietro di secoli. Una ragazzina fa girare in cerchio un gruppo di buoi per far loro calpestare le pannocchie... metodo rudimentale per triturare il tutto e ottenere una specie di farina.
Arriviamo ad Adadi Mariam, la chiesa scavata nella roccia. Ci imbattiamo in una cerimonia folle. Una bimbetta posseduta da Satana si rotola sul pavimento della chiesa mentre i religiosi urlano al diavolo di lasciare il corpo della poveretta. Le decine e decine di donne presenti intonano senza sosta una nenia inquietante. Stiamo lì per un tempo che ci pare lunghissimo, Scatto foto a raffica. Per uscire dobbiamo farci strada scavalcando le tante donne accalcate sul pavimento della minuscola chiesa. Per colpa mia non possiamo usare l'uscita degli uomini che sarebbe senz'altro stata più facile da raggiugere. Non sapremo mai se il rito, che pareva una sorta di esorcismo, avrà liberato la bimbetta dal demonio. Secondo Zee sì, entro sera tutto sarà risolto. Sono i miracoli di Adadi Mariam dice.
Lasciamo il luogo sacro ed andiamo al mercato degli Oruro, che si tiene tutte le domeniche. Anche qui serve tanto impegno per riuscire a camminare e a farsi strada tra venditori, animali e merci di ogni genere senza calpestare nulla.
Sosta successiva alle stele di Tiya. Un po' di disinteresse da parte mia perchè l'enorme emozione per le foto che ho potuto scattare ad Adadi Mariam e al mercato trattengono ancora l'interesse alle tappe precedenti. Pranzo. Quello comprato stamattina, injera con beef per me e frittata per Stefano. Sfruttiamo i tavolini di un distributore di benzina. Per finire, visita di Melka Kunture, fra ossa animali e sassi usati come armi. E il mio interesse è ancora più vago che a Tiya.
Giornata molto piacevole e Zee è davvero un ottimo accompagnatore.
Rientriamo in hotel e riesco finalmente a farmi stampare le boarding cards per il volo di domani. Prenoto la colazione da asporto e mi assicuro che anche il transfer sia prenotato. Anche il receptionist di oggi mi garantisce che è tutto a posto. Speriamo. Gli etiopi sono molto gentili e collaborativi, ma in quanto al 'collaborativi' occorre ricordare loro le cose spesso...
Cambio qualche altro dollaro in birr dato che questa sera torniamo a cena al Makush. Non ne possiamo più di mangiare injera. Pizza 'makush', filetto alle erbe, zuppa di cipolle. Vino Chardonnay per brindare a queste giornate etiopi. Domani... nuova avventura in arrivo!

Lunedì 24 dicembre
Anche questa alba etiope inizia con il canto religioso che sebra quasi quello del muezzin, ma che qui ci garantiscono arrivare dalle chiese ortodosse. Pronunciato in una lingua antica, una nenia che comincia intorno alle quattro della mattina. Nello stato di semi addormentata mi sembra quasi di sentire anche le urla della bimbetta esorcizzata ieri, ma probabilmente si tratta solo di un gallo. Qualcuno nella notte ha anche cercato di entrare in stanza. Meno male c'era la catenella alla porta. Chissà chi era e perchè voleva entrare... ho solo intravisto un maglione rosso. Strano però che la sua card potesse aprire la nostra porta.
Colazione take away, shuttle di cortesia per l'International Bole Airport. Controlli rx, check in, passaporti, emigrazione... solita trafila.
Etiopia. Sapevo che questo Paese mi sarebbe piaciuto. Era da tanto tempo che desideravo venirci e lo scalo della Ethiopian Airlines sulla via per il Kilimanjaro è capitato a fagiolo...
Frammenti di Etiopia... decisamente oltre le aspettative.
Ultimi istanti di Etiopia...
Speriamo che il nostro volo per Moshi sia puntuale: tre giorni fa ha avuto quasi sei ore di ritardo! Al gate facciamo conoscenza con 'une grande famille française'. Sono in sedici. Un anno fa hanno tutti ricevuto l'ordine di non prendere impegni per queste vacanze e sono stati avvisati da fare la vaccinazione contro la febbre gialla. Ieri sono stati convocati in aeroporto, hanno ricevuto una felpa blu con su scritto 40 è hanno scoperto dalle boarding cards che avrebbero volato in TAnzania per festeggiare il quarantesimo di nozze dei capofamiglia. 'Une grande famille française' con annessi mogli mariti fidanzati e figli... Non li rivedremo più. Chissà se saranno sopravvissuti a tanta vicinanza fra parenti per tanti giorni...
Il volo è puntuale e riusciamo a prenderlo tutti anche se all'ultimo il gate viene cambiato senza comunicazioni alcune... Scopriremo sulla via del ritorno che questa è una costante in questo aeroporto.
Kilimanjaro stiamo arrivando!

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