23 Apr 2016

I monumenti di Chittorgarh e le sue leggende

India Chittorgarh
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno gennaio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Famiglia

Cittorgarh ha due facce, una incorrotta e l’altra semidistrutta. Lontana dai luoghi abitati, isolata in un’altura quasi irraggiungibile, un tempo abitata da re e regine, ora immersa nuovamente nella natura. E’ la fortezza pi? grande di tutta l’Asia, cinta da una cerchia di mura inespugnabili, una delle mete più intriganti (ma non sempre conosciute) del Rajasthan, patrimonio dell’Unesco e teatro di storie, guerre e leggende.

Un profilo bellissimo dagli equilibri eleganti, si susseguono palazzi, torri, templi e cisterne d’acqua. Edifici diversi, pubblici, religiosi, celebrazioni di vittoria, porte difensive, si uniscono in modo armonico. Ed è stato proprio questo profilo, visto in una foto su internet, a tentarmi per mesi, per anni. Andare a Cittorgarh era il mio chiodo fisso, ma non volevo solo visitarla, volevo andare esattamente nello stesso punto panoramico, e avere davanti agli occhi, anche solo per un istante, la stessa veduta. Per trovare quell’angolo ci ho messo un bel po’. Solo un cancelletto in ferro, seminascosto dagli alberi, una camminata senza sapere dove andare. E poi finalmente questa antica e bellissima città mi è apparsa nel suo insieme, esattamente come l’avevo immaginata. Ma la bellezza di Chittorgarh vive soprattuto nella sua storia. Nei suoi personaggi, nei racconti e nelle tante leggende.

Padmini, l’eroina cantanta nei versi di Malik Muhammad Jayasi, era una regina coraggiosa e dalla bellezza leggendaria, tanto da suscitare anche tra i suoi contemporanei sensazionali racconti. Le descrizioni della sua bellezza divina scatenarono la curiosità del sultano di Delhi Alauddin Khilji (soprannominato per la sua brama di conquiste Sikander Sani, il Secondo Alessandro) il quale cercò di convincere il marito della donna a mostrarle il suo volto. Per accontentare (ma in modo indiretto) la richiesta del sultano ed evitare un attacco alla città, Padmini apparve come una visione incantevole agli occhi di Alauddin riflessa in uno specchio segreto. Purtroppo però lo stratagemma non fu sufficiente ad evitare l’inevitabile. Questa infatuazione (per la regina Padmini, ma anche per l’inarrivabile fortezza di Chittorgarh) scatenò una catena di intrighi, rapimenti e azioni diplomatiche terminate un anno dopo con l’assedio della città da parte del sovrano Mughal.Piuttosto che consegnare il palazzo nelle mani del nemico Padmini, orami sicura della sua disfatta, si suicidò insieme alla sua corte. Ogni anno una festa popolare ricorda il suicidio d’onore della regina e il sacrificio dei sovrani che persero la vita per difendere la città. L’antica capitale del regno di Mewar è custode di una storia tragica e avventurosa tanto quanto un film. E lo specchio c’è ancora. (Ok magari è nello stesso punto ma non è proprio l’originale).

Passeggiare tra le rovine del Rana Kumbha Palace è come ascoltare voci, e urla del passato. Parzialmente distrutto ma abbastanza imponente e raffinato da svelare il suo antico splendore, il palazzo prima degli assedi e delle devastazioni deve essere stato fantastico. La location è pazzesca, l’occhio si perde nell’orizzonte e dall’alto del forte ogni cosa appare piccolissima, insignificante e lontana.

Tra quelle mura nacque anche un altro personaggio nella cui biografia storia e leggenda si mescolano: Maharana Udai Singh II, sovrano e fondatore della città di Udaipur. La sua storia si intreccia a quella del figlio, Pratap Singh, un’icona di coraggio e valore, un eroe leggendario che passò tutta la vita a rincorrere il suo sogno, riconquistare Chittorgarh dalla dinastia Mughal. Iniziate a visitare la cittadella partendo dagli antichi edifici del potere, ammirate ciò che resta delle linee soavi dell’architettura Rajput, della delicatezza dei decori delle finestre, delle cupole e delle torri. Chittorgarh ai tempi d’oro deve essere stato un capolavoro di design e ricercatezza, tanto che anche le stalle dei cavalli appaiono (ancora oggi) sofisticate quanto funzionali.

Rovine reali, templi bellissimi, scenari naturali e suggestive vedute delle mura antiche. Storie di sovrani che con coraggio cercarono di mantenere intatta l’indipendenza della propria città negli anni, un paesaggio in cui la storia si fonde con la natura e una fortezza che letteralmente sovrasta con la sua imponenza l’area intera. Diventando un mondo a parte, un forziere di tesori. Chittorgarh alta stupisce e lascia senza fiato, mentre la città bassa, e appena usciti dalla stazione potrete già intuirlo, non è affatto attraente e nemmeno dotata delle infrastrutture adatte ad accogliere i visitatori.

A colpo d’occhio il primo monumento ad attirare gli sguardi è l’altissima torre decorata di sculture e bassorilievi, oltre 37 metri di arte allo stato puro, Vijay Stambha (la colonna della vittoria) voluta dal sovrano Rana Kumbha e costruita in dieci anni. Se non vi fate intimorire dai 157 gradini potrete salire fino al piano più alto e percorrere la scalinata nella quale Jorge Louis Borges immaginava una creatura leggendaria, A Bao A Qu dal suo Manual de Zoologia Fantastica, il quale prende forma e si completa mano a mano che i visitatori continuano a percorrere i gradini. Seguendo i passi ed evolvendosi, fino alla cima. Anche per rispetto della creatività dello scrittore argentino è obbligatorio non fermarsi mai nell’ascesa una volta varcata la soglia. Sensibile alla natura dell’anima degli uomini esce dal letargo e si aggrappa ai talloni, salendo con essi ad ogni passo, l’elevazione lo risveglia e lo trasforma in una vera creatura, sempre più brillante. Se si termina l’impresa, e si possiede un animo puro, l’essere mitologico si irradierà di una luce azzurra e conoscerà un attimo di completezza, poco prima di disintegrarsi di nuovo, appena il visitatore inizia la discesa.

Lungo il forte si incontrano anche delle belle riserve d’acqua, la cui formazione è legata ad altri miti. La tradizione vuole che l’acqua nella leggendaria Bhimlat kundn abbia iniziato ad accumularsi in seguito ad un pugno al suolo di Bheema, personaggio dell’epica Mahabarata dotato di forza straordinaria. La più scenografica è la Gaumukh pool, incastonata meravigliosamente tra le mura della città, il suo nome, letteralmente “bocca della mucca” deriva dalla forma della roccia dalla quale sgorga la sorgente, è una meta di pellegrinaggio religioso, oltre che la preziosa “ricarica” per Chittorghar nei secoli passati. Tra i monumenti che non potete fare a meno di visitare, il Kalika Mata Temple, oggi si venera la dea Kali ma un tempo era dedicato al dio Surya (il Sole) e la Kirti Stambha (la torre della gloria) eretta in onore della divinità jain Adinath (come iltempio delle mille colonne a Ranakapur).

Questa è meno alta e meno famosa di quella costruita da Rana Kumbha ma le sue sculture sono così belle che quasi ve la faranno dimenticare. Un capolavoro della raffinata arte scultorea legata al gianismo, nel quale si celebra la bellezza in tutte le sue forme, l’equilibrio e l’armonia della Natura. Gli stessi elementi, e la ciclicità della vita e della rinascita sono tra i motivi delle decorazioni fantastiche del Sataees Devri temple, luogo di culto jain che occupa un’ampia superficie del forte e si circonda di archi, porte d’ingresso e colonne scolpite. Oltre alla regina Padmini un’altra importante figura femminile è legata a Chittorgarh, la poetessa e asceta Meera, una nobildonna rajasthana che innamoratasi del dio Krishna decise di dedicare la sua intera vita ad adorarlo tanto da considerarsi la sua sposa. La drastica scelta di vita di Meera scatenò l’ira dei familiari, che cercarono più volte di fermarla, fino a tentare di ucciderla, ma pare che il veleno somministratole con l’inganno su di lei non ebbe effetto. Meera oltre ad essere un esempio di devozione assoluta e amore trascendentale, è anche un’importante figura letteraria legata alla poesia religiosa. I suoi versi parlano di spiritualità, di fede e rituali ma sono anche versi d’amore ispirati al suo legame ideale con Krishna.

A Chittorgarh un bellissimo tempio antico è dedicato proprio a Meera, la devota per eccellenza. E in un paese come l’India, in cui il passato è sempre presente, i componimenti di Meera Bai sono ancora molto popolari, tanto da essere ripresi nelle moderne canzoni o diventare titoli di film contemporanei. Il tempio è un luogo stupendo. Appartato, silenzioso, ricco di decori, statue e reperti più antichi, spesso incastonati ai muri, tra statue di divinità e offerte dei visitatori.

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