Chiara Manzini

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03 Lug 2020

IL CASTELLO DIMENTICATO

Italia Toscana Firenze
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno giugno

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

Immersa nei vigneti tra il torrente Drove e il borro di Cepparello, nel comune di Barberino Val d’Elsa, si trova la località Monsanto e il Castello della Paneretta sorto dopo la distruzione del più antico fortilizio di Cepparello: situato molto più in basso e distrutto durante la battaglia di Montaperti nel 1260. La nostra meta di oggi sono le rovine di questo castello dimenticato, fuori dai soliti percorsi trekking e, proprio per questo, ricco di fascino e mistero.

 

Iniziamo la nostra passeggiata seguendo un sentiero a fianco di un agriturismo denominato “Castello della Paneretta”. Il percorso non è segnalato, il castello si trova solo se si sa che c’è!

Costeggiamo alcuni vigneti oltrepassando un paio di cancelli che richiudiamo con il loro ferretto. Seguiamo il sentiero che prosegue in discesa nel bosco fino a raggiungere il torrente Cepparello.

Oltrepassato il torrente si prosegue in salita fino a raggiungere una deviazione.

Una freccia bianca su un sasso posizionato a sinistra indica la direzione che si deve tenere per proseguire. Se si vuole trovare il castello occorre girare a destra, la vegetazione lo abbraccia così stretto che pare lo voglia proteggere: come se la flora avesse fatto sodalizio con le pietre contro la cattiveria umana. Mentre i sassi che costituiscono le mura sembra che abbiano fatto una scommessa con la forza di gravità.

Dopo la battaglia non è più stato ricostruito: i suoi abitanti si spostarono nel castello della Paneretta. Dal “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana” si apprende che vennero distrutte le mura, un mulino, diverse case e due palazzi con torre.

Notevoli sono le rifiniture architettoniche che si possono ancora ammirare. Girare tra le rovine in completa solitudine dà la sensazione di averle appena scoperte: se riesci a farti largo tra la vegetazione scopri anfratti, finestre, porte e stanze nascoste. Chissà quanti “tesori” protegge ancora.

Tra il bottino che i senesi presero dopo la battaglia vi è il noto “Libro di Montaperti”, un documento unico dato che in esso furono trascritte, da decine di notai che accompagnavano l'esercito guelfo, tutte le informazioni sulla mobilitazione, amministrazione e governo dell'esercito fiorentino durante la marcia verso il territorio nemico. Il "Libro di Montaperti" venne custodito presso l'archivio del comune di Siena fino al 1570. Successivamente il conte Federico da Monteacuto, per ingraziarsi il granduca Cosimo I, portò a Firenze il manoscritto, dove è ancora conservato presso l'Archivio di Stato.

Le forze ghibelline ammontavano a ventimila unità, composte da ottomila fanti senesi, tremila pisani e duemila fanti e ottocento cavalieri germanici. A loro, si aggiungeva la più accanita città ghibellina umbra: Terni.

Una leggenda narra che i senesi fecero sfilare le proprie truppe per tre volte davanti all'esercito guelfo, cambiando ogni volta i vestiti con i colori delle tre suddivisioni storiche della città, cercando di far credere che le proprie forze fossero assai più numerose di quanto lo fossero in realtà.

Proseguiamo la nostra passeggiata: il frinire dei grilli scandisce i nostri passi. Arriviamo a un’altra costruzione medievale a pianta quadrata, forse una torre di avvistamento.

Il bosco lascia il posto ai vigneti. Passiamo davanti al Romitorio di Serelle, antico eremo che fin dall’anno mille ha accolto i pellegrini in cammino verso il monastero benedettino di Camaldoli.

Nel XIII secolo l’eremo era sotto la protezione politica di Firenze ma con lo sviluppo del borgo di Castellina il controllo dei monaci andò sempre più a diminuire.
Nel XV secolo fu ampliato e fortificato per essere difeso dalle compagnie di ventura che imperversavano nella zona. Successivamente iniziò una lenta decadenza e i monaci abbandonarono il complesso, ormai schiacciati dall’espansione dei comuni cittadini.

Da allora fino ai giorni nostri il borgo è stato dimora di innumerevoli famiglie di contadini. Attualmente è una casa vacanza con quindici appartamenti.

La strada bianca che percorriamo sale e scende tra i vigneti del chianti classico. Siamo nel cuore della campagna Toscana attorno a noi le maggiori città d’arte: non solo Firenze, Siena e Volterra ma anche San Gimignano e Monteriggioni, Montepulciano e Montalcino. Una zona ricca di attrattive naturalistiche, culturali e storiche nonché enogastronomiche.

Chiara Manzini

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