Chiara Manzini

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01 Set 2018

L’INVENTORE E L’ALCHIMISTA

Italia Toscana Firenze
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

19 Agosto 2018

Quante storie raccontano le pietre, gli antichi selciati, i manufatti ritrovati nei vecchi sepolcri. Mi hanno sempre affascinato gli scavi archeologici: a Fiesole si estendono per tre ettari e comprendono i resti di un teatro romano, di un tempio etrusco-romano e delle terme romane. La presenza etrusca è attestata fin dall’VIII-VII secolo a.C. Le mura, costruite con grandi blocchi in pietra locale, sono ancora oggi visibili nonostante siano state danneggiate durante i numerosi assedi subiti dalla città.

Nell’ultimo ventennio dell’ottocento vennero scoperte diverse tombe etrusco-ellenistiche, altre vennero ritrovate casualmente, intorno alla metà del novecento, durante dei lavori di ristrutturazione. Facevano parte di una necropoli costruita subito fuori le mura. Le tombe, come si può vedere dalla foto, avevano una cella rettangolare formata da grandi blocchi di pietra serena sovrapposti a secco: nello spazio della cella si trovavano banchine a più gradini dove trovavano posto le urne. La porta di una delle tombe è stata trasportata all’interno del Museo Archeologico di Fiesole.

Quando la città divenne municipio romano ne acquisì l’assetto urbanistico. La grande piazza del Foro, centro politico e commerciale, con i templi e gli edifici pubblici sorgeva, probabilmente, nell’attuale piazza Mino, dove ancora si svolge il mercato sotto lo sguardo vigile di Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

Case e negozi occupavano le vie delle cosiddette insulae. L’area archeologica di Piazza Garibaldi corrisponde, a tutti gli effetti, a un’insula di epoca romana, posta a ridosso della Piazza del Foro.

 

L’area è stata indagata bel oltre la parte attualmente visibile: le strutture più antiche sono databili al IV secolo a.C., ma le principali testimonianze sono di epoca romana.

Dopo aver attraversato le antiche vie di epoca romana del centro fiesolano ci incamminiamo per la strada panoramica di via Montececeri.

Monte Ceceri prende il nome dal fatto che, anticamente, vi era possibile osservare una particolare specie di cigni detti, appunto, “ceceri”. Proseguiamo per via degli Scalpellini e ci inoltriamo nel bosco.

 

Lungo il sentiero troviamo numerose cave, ormai abbandonate, da cui sono state ricavate pietre per la costruzione fin dall’epoca etrusca. Lo stesso teatro romano è stato costruito a scapito dell’escavazione di questo poggio. Vitruvio nel “De Architectturia” raccontava già il metodo di estrazione della pietra. Leon Battista Alberti illustrava le tecniche, le macchine per sollevare e sistemare i blocchi. Nel rinascimento i più famosi artisti: Brunelleschi, Michelangelo, Vasari, commissionarono le cavature di pietra serena proprio da questo colle.

Lo scalpellino lavorava dall’alba al tramonto, d’estate si riposava nel magazzino. Aveva una provvista d’acqua sufficiente dal pozzino, scavato in cava. L’acqua serviva anche per lavarsi e temperare i ferri. Le donne partivano a metà mattina con i fagottino del desinare per portarlo agli uomini in cava. L’organizzazione del lavoro era risolta esclusivamente entro il quadro famigliare, motivo per cui, ancora oggi, le cave sono identificate con i nomi delle famiglie: cava fratelli Sarti, cava Braschi.

In breve giungiamo alla sommità della collina: luogo storicamente noto perché usato da Leonardo da Vinci come trampolino per collaudare la sua macchina del volo. L’anno è il 1506 e sicuramente, a quei tempi, c’erano meno alberi. Molti sono i disegni di Leonardo sul volo degli uccelli e i suoi progetti per realizzare delle ali meccaniche in grado di sostenere il peso d’un uomo. Tra i testi e i disegni del Codice c’è anche il progetto della macchina volante composta da due grandi ali da azionarsi con pedali e leve che prende il nome dall’uccello che lui stesso dichiara di osservare: “il grande nibbio, uccello di rapina ch’io vidi andando a Fiesole”.

Me l’immagino notte e giorno, sommerso dai suoi disegni e dai suoi calcoli. La sua intuizione fondamentale sta nel fatto che l’aria sia comprimibile ed eserciti, quindi, una resistenza in grado di sostenere un peso. Me l’immagino mentre, preso dall’entusiasmo, spiega questa sua teoria all’amico Tommaso Masini. Insieme preparano i colori per l’affresco “La battaglia di Anghiari” ma Leonardo è ossessionato dal suo grande sogno: volare! “Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero, empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture, e gloria eterna al nido dove nacque”. Tommaso detto Zoroastro, alchimista, allievo ma soprattutto grande amico di Leonardo sogna di condividerne la gloria. È dieci anni più giovane di Leonardo che, con i suoi cinquantaquattro anni, probabilmente si sente già vecchio così, si offre volontario, sarà lui il primo uomo della storia a librarsi in aria! La macchina sembra abbia volato per circa un chilometro per atterrare bruscamente in quell’area oggi intitolata Largo Leonardo da Vinci. Me l’immagino i due amici, ridere, scherzare e sognare grandi imprese, camminando lungo questo antico selciato.

Usciamo dal bosco e percorriamo la strada che conduce a Maiano. È una fortuna che tutti i locali che incontriamo siano chiusi per ferie, questo ci consente di arrivare alla Fattoria di Maiano:  una location sorprendente. Qui sono state girate alcune scene del film “Camera con vista” di James Ivory, vincitore di tre premi Oscar. Il ristorante è aperto, non possiamo resistere alla tentazione. Questo luogo di ristoro esiste dal 1412, da qui sono passati: Leonardo, Michelangelo, Boccaccio. Il suo giardino botanico è il più grande d’Italia: si estende per circa 50 ettari tra il comune di Firenze e il comune di Fiesole e offre circa 12 chilometri di sentieri. Nel 1844 arrivò a Firenze Sir John Temple Leader, un facoltoso inglese figlio di industriali londinesi che acquistò terreni, le cave abbandonate, il borgo di Maiano con la villa e numerosi insediamenti sparsi sul territorio, tra cui i ruderi del castello di Vincigliata e il complesso di Villa i Tatti oggi dell’università di Harvard. Sir Temple era un appassionato di viaggi ma quando conobbe sua moglie Maria Luisa de’ Leoni, una lucchese, si trasferì con lei a Firenze. Su queste colline dette inizio a un ampio progetto di ristrutturazione realizzando un imponente imboschimento. Ricostruì in stile il castello di Vincigliata, ingrandì il borgo di Maiano. Sulle sponde del torrente Mensola, narrato anche da Boccaccio nelle sue novelle, costruì il parco romantico della Regina che venne inaugurato il 12 aprile del 1893 dalla regina Vittoria in persona. Temple morì senza lasciare eredi diretti. I nipoti vendettero tutta l’immensa proprietà a cancelli chiusi al professor Teodoro Stori, famoso chirurgo fiorentino. Questi, con l’aiuto della moglie, continuò il lavoro del precedente proprietario. Oggi la Fattoria di Maiano abbina le attività agricole con l’ospitalità e una ristorazione di primissimo livello. Un luogo incantevole dove ci siamo ripromessi di tornare.

Proseguiamo su sentieri bianchi, in mezzo a oliveti, avendo come obiettivo il castello di Vincigliata.

Già esistente nel 1031, per ottocento anni è stato venduto, perso al gioco tra le famiglie più importanti e famose di Firenze, fino a essere quasi distrutto. Sir John Temple rimase affascinato da questo rudere e nell’arco di dodici anni lo restaurò seguendo rigorosamente lo stile medievale. Si narravano tante storie: leggende, per lo più, passaggi segreti, stanze misteriose. Temple rimase affascinato soprattutto dalla storia di Bianca. Giovane e bella, appartenente alla famiglia Vinsdomini Bianca era corteggiata da molti uomini, ma innamorata del figlio del peggior nemico della sua famiglia. Malgrado ciò il loro amore sembrò trionfare. Il giorno delle nozze Bianca salì sulla torre in attesa dell’arrivo del suo amato ma ciò che vide segnò il suo destino. Il suo futuro sposo venne assalito e ucciso dai fratelli della ragazza. Bianca, ancora nel suo abito nuziale, si gettò dalla torre. Secondo altre versioni morì di crepacuore. Da allora il suo spirito aleggia tra le mura del castello proteggendo ogni tipo di amore, soprattutto quelli più impossibili.

Attualmente il castello è utilizzato per ogni genere di ricevimento, nozze comprese.

 

Rientriamo a Fiesole ma prima di partire decidiamo di salire fino al Convento di San Francesco che sorge nel punto più alto del colle fiesolano, dove anticamente sorgeva l’acropoli prima etrusca e poi romana. Firenze si mostra in tutto il suo splendore.

 

Chiara Manzini

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