9 settembre

Partenza il mattino subito dopo la prima colazione per la valle del Draa percorrendo la N12 la R108 e poi la N9. Costeggiamo il palmeto di Tafilalt, oasi un tempo ambita sosta per le carovane che arrivavano qui esauste dopo settimane di deserto. Oggi gli abitanti di Tafilalt grazie all' oasi: le 800.000 palme da datteri che crescono qui sono famose per i loro frutti. Simbolo di felicità e di prosperità i datteri sono presenti in molti rituali. L’ultimo centro abitato di un certo rilievo nel sud-est del Marocco è Rissani, città di origine dell’attuale dinastia regnante del Marocco e località di grande importanza storica. Venne fondata nel VII sec dalle tribù Zenet come importante tappa delle vie carovaniere. Questa cittadina posta ai bordi del Sahara segna la fine della strada asfaltata e l' inizio delle piste che portano al deserto. L’attuale centro abitato conserva alcune testimonianze del suo glorioso passato di capitale e di città santa. Tra queste spicca il Mausoleo di Moulay Ali Cherif, padre di quel Moulay Rachid che fu il fondatore della dinastia degli Alaouiti. Il mausoleo, chiuso ai non musulmani, è stato rapidamente ricostruito dopo la sua distruzione, nel 1955, in seguito a una piena del fiume Ziz. Prima di entrare nel Mausoleo la nostra simpatica guida Abi si lascia andare a esternazione vocale in dialetto napoletano! Troppo forte! Altra attrazione di Rissani è il suo suq, organizzato in quartieri. Buffo il parcheggio per gli asini dietro il quale si aprono gli spazi occupati dai mercati dei montoni e delle capre, dei legumi, delle spezie e dei datteri. All’ombra delle arcate di colore rosa, donne vestite di nero accovacciate per terra presentano i loro gioielli berberi in argento, sparsi su grandi nappe colorate. Sotto tettoie di foglie di palma e in stretti vicoli di muri di argilla sono in offerta gioielli, pugnali, tappeti, ceramiche e lucenti piramidi di datteri. Riprendiamo il viaggio lungo le strade del profondo sud marocchino attraverso vasti pianori circondati da colline. Si attraversano i villaggi di Alnif, Tazzarine  e Nekob prima di raggiungere la valle del Draa ed arrivare a Zagora. Facciamo una sosta per ammirare la Kasbah Oulad Othman costruita nel XVIII secolo ex casa di Caid Larbi, un importante caids Draa, che era un alleato di Glaoui durante la prima metà del 20 ° secolo. La kasbah è stato completamente rinnovata nella più pura tradizione dell'architettura del sud del Marocco.  Altra tappa allo ksar Tissergate situato a 8 km da Zagora e circondato da potenti mura, tra le quali scivolano stretti vicoli coperti per proteggere i passanti dall' assalto del sole, è uno dei meglio conservati del Marocco meridionale. Arriviamo a Zagora e alloggiamo allo scenografico Hotel Palais Asmaa.

10 settembre-Zagora-Ouarzazate (200 km)

Zagora, “la porta del deserto”. Un cartello stradale dipinto a mano mostra un tuareg ed una freccia verso il nulla e la scritta: Timbuctù 52 jours, cioè il tempo che era necessario alle carovane di beduini per raggiungere la mitica città africana dall' altro lato dell' immensa distesa sahariana. Zagora è una città situata nel sud del Marocco ed è il capoluogo della provincia omonima che si trova nella regione di Souss-Massa-Draâ. Nello specifico, si trova nella valle del fiume Draa e confina con il deserto sabbioso di Ilkhikhn n-Sahara. Gli abitanti della zona appartengono ad alcune delle tribù berbere dell’Atlas e di tuareg, i famosi uomini “blu”. Oggi risaliamo la valle del Draa. Il Fiume Draa, il cui corso è permanente in questo tratto, alimenta un rigoglioso palmeto lungo ben 200 km ai lati del quale sorgono numerose kasba berbere, le incantevoli residenze costruite in argilla, sassi e paglia. Disabitate, trascurate, queste signorili abitazioni stanno letteralmente dissolvendosi. Eppure sono cariche di fascino, di eleganza, di leggerezza, di gusto scenografico. I materiali di costruzione sono poveri, ma il risultato finale è ricco e la ricerca ornamentale produce complessi decori geometrici che alleggeriscono le mura e le torri conferendo all’insieme un aspetto aggraziato. All’interno spesso le sale si susseguono, illuminate attraverso finestre strette, per vedere all’esterno senza essere visti. Ecco il palmeto rigoglioso. Un breve giro  ci permette di comprendere il sistema intricato e complesso di un’oasi e della coltivazione a tre strati, il più alto dei quali ha la funzione di fornire ombra a quelli inferiori: sopra di tutto le palme, sotto gli alberi da frutta e al suolo gli ortaggi. Ed ora due siti spettacolari. Ait Benhaddou si trova nella valle delle mille kasbah ed è una delle località più spettacolari dell'Atlante marocchino. La sua splendida Kasbah sembra un castello da favola fatto di sabbia che si affaccia sull'immenso deserto roccioso dalle diverse sfumature color pastello. La kasbah è del XVI secolo e da qui passavano le carovane che trasportavano sale da Marrakech verso il deserto riportando indietro oro, avorio e schiavi. Le sue mura sono ben conservate e utilizzate spesso come set cinematografici per film quali Il the nel deserto, Lawrence d'Arabia, Sodoma e Gomorra e Gesù di Nazareth. Oggi nella kasbah vivono sei famiglie che si guadagnano da vivere con l'agricoltura e il turismo. Sulla sommità ci accoglie un suonatore con uno strano violino monocorda. Nelle abitazioni tradizionali non arriva l'acqua corrente e tutti gli abitanti si approvvigionano da una fontana di acqua potabile ubicata nel centro del paese. Poco più in la sorge la città nuova, con case moderne stile kasbah, acqua in casa, una Moschea e una scuola. 

La kasbah de Taourirt, complesso intreccio di muri di pisé rosso ocra e di torri merlate che costituiscono un santuario fortificato è una visione magnifica. Ex residenza del pascià di Marrakech, Thami El Glaoui, è in corso di restauro grazie ad un programma dell'Unesco. Incastonata tra uno sfondo di paesaggi mozzafiato di montagna e il deserto del Sahara , la Kasbah Taourirt è una delle più belle kasbah del Marocco. In serata siamo a Ouarzazate all' Hotel Karam Palace.