17 Mar 2017

Metodi alternativi per raggiungere il Vietnam

Vietnam
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno gennaio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Avventurieri

Il nostro viaggio iniziò, in realtà, in Cambogia.

Nostro, perché non ero solo. Un’altra folle esploratrice accompagnava questa pazzia che stava per avvenire. Lei era Elisa. Fummo totalmente complici in quest’avventura che rendemmo indimenticabile per ognuno di noi.

Kampot, Cambogia meridionale.

Sinceramente non conosco il motivo, forse perché il Sud Est Asiatico (SEA) ci entrò fin dentro le vene, ma 10 $ di bus a testa per attraversare il confine e poter così giungere a Ho Chi Minh City, Vietnam, ci sembrarono una cifra spropositata per quei luoghi.

Volevamo vivere il tutto come viaggiatori, non come turisti.

La nostra idea iniziale, una volta usciti dall'ostello con gli zaini in spalla, fu quella di raggiungere il paese di Sampei in autostop. Cosa?? –solo due pazzi possono organizzare un viaggio in questo modo-. Il bello è che, il nostro, fu un viaggio per niente organizzato e pianificato.

Ben presto, però, ci rendemmo conto che la nostra idea stava per essere tristemente bocciata. Non vedemmo una sola macchina per più di un’ora. Solo scooter, moto o al massimo dei goffi tuk-tuk, motorette complesse con una poltroncina montata sul retro per il trasporto di 4 persone.

I drivers dei tuk-tuk ci chiesero addirittura cifre superiori alle compagnie dei bus. Proprio per questo, man mano la corrente ci stava portando sempre più in quella direzione che non volevamo prendere.

Ma fu proprio quando stavamo per mollare, che accadde qualcosa di incredibile e totalmente inaspettato. Si accostò a noi un uomo in sella ad una motoretta semi-automatica. Sono sicuro che non rispettasse i limiti massimi per le emissioni dei rumori nell’ambiente. L’uomo si offrì per accompagnarci entrambi, per una manciata di dollari a testa, con l’unica rassicurazione di portarci a destinazione senza alcun incidente lungo il percorso.

-Che facciamo?- mi chiese Elisa.

E’ un’immagine completamente chiara nella mia mente. Mi guardò dritto negli occhi, come se due raggi provenienti dalle sue pupille avessero raggiunto le mie, senza che essi potessero evitarlo! Me lo chiese con un mezzo sorriso, come se sapesse perfettamente quale sarebbe stata la mia risposta.

Nemmeno feci in tempo a risponderle, che già eravamo tutti compressi ed organizzati sulla moto. Il driver con i nostri due zaini sul pianale in mezzo alle gambe, Elisa in mezzo e io con un altro zaino sulle spalle in ultima posizione. Ancora oggi mi chiedo come abbia fatto quell’uomo a guidare con due persone alle sue spalle e con due zaini che gli arrivavano fino al petto.

Ma il meglio deve ancora arrivare!

Dovevamo raggiungere il confine senza poter percorrere le strade principali; non potevamo di certo rischiare di essere fermati dalla polizia e perdere il nostro tempo prezioso. Così, non percorremmo alcuna strada asfaltata e non vedemmo una singola altra moto per l’intero tragitto.

Era piena estate. La temperatura vicino ai 40°C rendeva l’aria pesante e difficile da respirare. Fu proprio in queste condizioni che, a metà strada, avvenne "l'ossimoro”.

Ci trovammo immersi in un ambiente surreale. Erano i campi di sale Cambogiani. Non ne avevamo mai sentito parlare, così i nostri occhi rimasero sbalorditi alla vista di questa sorpresa. Nonostante l’ambiente fosse completamente arido e dalle tonalità giallastre, tutto improvvisamente diventò umido e bianco. Sembrava che una forte nevicata fosse appena finita. Una neve bollente!

Attraversammo l’intera area di questi campi, suddivisi in quadrati dalla grandezza approssimativa di piscine olimpioniche, dove il livello dell’acqua non era più alto di un piede e il sale aveva modo di depositarsi sul fondo, rendendo così l’intero ambiente circostante, incredibilmente bianco e candido.

Fra un campo e l’altro, tra bufali e bestie da soma, iniziammo ad intravedere delle persone con cappelli a punta gialli e con la base circolare. Camminavano lungo una strada che, senza che ce ne accorgessimo, era diventata asfaltata …

… eravamo arrivati in Vietnam.

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