Chiara Manzini

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06 Nov 2018

Namibia: una terra dove i cinque sensi non bastano.

Namibia
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Durata del viaggio 20 giorni

Periodo dell'anno settembre

Range di spesa Da 2.000€ a 2.500€

Adatto a Famiglia

Nessuna foto, documentario o racconto possono descrivere la Namibia !! Pertanto provo a raccontarla ma so già in partenza che non le renderò giustizia. Il mio primo viaggio in Namibia risale al 2006, poi ci sono tornata nel 2009 ed ancora nel 2012 e spero di poterci tornare ancora ed ancora....!!! Generalmente non torno mai in un luogo che ho visto ma qui ho lasciato il mio cuore. Un'esperienza in Namibia non riguarda soltanto la natura o il panorama. Riguarda soprattutto uno stile di vita, a contatto con i suoni, gli odori, i sapori....dimentichiamoci i ritmi a cui siamo abituati, qui la vita scorre lenta.
Durante i miei tre viaggi ho avuto l'occasione di spostarmi dal confine con l'Angola, tra Kunene e Okavango al Fish River Canyon. Sono sempre andata per conto mio: "fly and drive", niente guida, la Namibia te la devi "gustare" da solo, basta essere prudenti con la macchina: le strade sterrate che attraversano gran parte del paese sono infide, anche se nessun altro veicolo è in vista. Può sembrare assurdo in un paese caldo e arido, ma il miglior consiglio che mi è stato dato appena arrivata in Namibia è stato quello di guidare come sul ghiaccio ! Le strade sono generalmente in ottime condizioni, ma guidare a più di 80 km/h è pericoloso. Le condizioni della strada possono cambiare repentinamente: il pietrisco può diventare un banco di sabbia, una buca vi si para davanti, un animale attraversa la strada, si può forare una gomma. Altro consiglio utile: non guidare di notte, perché si viaggia con i soli fari dell'automobile e qui gli animali non sono solo sui cartelli stradali, è possibile incontrare vacche che stazionano in mezzo alla carreggiata, kudu ed elefanti.....tanti elefanti ! Una volta, vicino a Rundu, ho assistito ad un incidente tra un camion ed un elefante ! E' necessario fare SEMPRE il pieno di carburante ad ogni distributore, perché sono distanti l'uno dall'altro e si rischia di rimanere a secco ! Detto questo non rimane che godersi il paesaggio: la strada si "srotola" davanti a noi a perdita d'occhio....il panorama sembra infinito....
L'Etosha National Park è il luogo più famoso di tutta la Namibia. E' uno dei parchi più ricchi d'animali di tutta l'Africa australe. Ho avuto modo di visitare anche il Kruger in Sud Africa e il Chobe in Botswana ma Etosha ha un fascino tutto suo: significa "immensa area bianca". In effetti qui i rilievi sono pochi, mentre il cuore della zona è la "PAN" (pozza) un deserto di sale esteso per più di 6000 km quadrati, vecchio di oltre 12 milioni d'anni. In origine quest'area era un lago che successive alterazioni climatiche hanno trasformato nell'attuale deserto. Nel periodo delle piogge la "pan" si trasforma in una laguna . L'acqua è presente nella "pan" per quasi tutto l'anno soltanto vicino Namutoni ma, avendo un livello di salinità doppio rispetto a quello marino, non è potabile. Per abbeverarsi gli animali frequentano le numerose pozze d'acqua nei dintorni della "pan" alimentate dalle piogge e dalle sorgenti sotterranee. Non dimenticherò mai la prima volta che sono arrivata all'ingresso di Etosha, un branco di giraffe mi guardavano dall'alto. Okaukuejo è un ex avamposto militare, come Namutoni trasformati in lodges per accogliere i turisti all'interno di Etosha, io ho pernottato in entrambi: estasiata la sera mi sedevo in prossimità delle pozze d'acqua illuminate a guardare le migliaia di animali che venivano a bere per la notte. Questo era il momento migliore per vedere il rinocerone nero, in via di estinzione.
Durante il primo viaggio, abbandonato l'Etosha mi sono diretta ad ovest verso Vingerklip, ricordo l'emozione e l'entusiasmo nell'arrivare in questa imponente valle con grandi formazioni rocciose scolpite dal vento che ricordano quelle americane. Un posto dagli orizzonti sconfinati, ricco di fascino e mistero, dominato da un pilastro naturale di roccia alto 35 metri. Si tratta di una colonna di calcare formatasi 15 milioni di anni fa. Qui, ho fatto una magnifica passeggiata, ustionandomi sotto il sole cocente ma ne è valsa sicuramente la pena ! All'epoca c'era un solo lodge con 22 bungalow ad attendere i visitatori, mi sono ripromessa di tornarci perché il luogo si presta bene per fare trekking !
Verso sud - ovest si estende una pianura piatta e polverosa, contornata all'orizzonte da profili di montagne di cui alcune aguzze come piramidi, fino alla Petrified Forest. Una colossale alluvione portò in questo arido veld, circa 260 milioni di anni fa, pare dal centro dell'Africa, alberi di cui oggi sono rimasti gli enormi tronchi fossili pietrificati, lunghi fino a 34 m. Si tratta di circa 50 gymnospermae, in parte semisepolte dall'arenaria, perfettamente conservate e disposte lungo un sentiero che si percorre in circa mezz'ora. Qui però, se non ricordo male, fanno visitare l'area solo in compagnia di una guida.
Twyfelfontein, una trentina di chilometri dalla foresta pietrificata, merita una sosta per i suoi numerosissimi graffiti sulle rocce e nelle caverne, alcuni risalgono al paleolitico (6000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni umane e di animali. Con il vento tra i capelli e il sole sulla pelle tra montagne color cacao, malva e violetto mi sono fatta 30 km in bicicletta per raggiungere prima le Organ Pipes (sulle sponde di un fiume ormai secco vi sono dei tratti di basalto a triangolo simili a canne d'organo) poi la Burnt Mountain costituita da un crinale vulcanico che termina in un cumulo di scorie nere, totalmente prive di vegetazione che paiono, appunto, una "montagna bruciata". Un'esperienza unica.....ma anche assai faticosa !!!
Procedendo verso sud, prima di arrivare a Swakopmund mi sono fermata ai piedi del Brandberg. Seguendo il letto di un fiume ho esplorato questa valle strepitosa nelle cui grotte sono state rinvenute 43.000 pitture rupestri. La più nota è la "Dama bianca" risalente a 16.000 anni fa, nella grotta chiamata Maack's Shelter (rifugio di Maack, dal nome del cartografo che per primo trovò il dipinto), si può raggiungere in circa un'ora di marcia sostenuta e non sempre agevole lungo la Gola di Tsisab. Un luogo incentevole, un vero paradiso terrestre !
A Swakopmund ho pernottato presso "Sea Breeze Guesthouse" a 300 metri dall'Oceano Atlantico e a 5 km dal deserto del Namib la mia tappa successiva. Prima però non mi sono fatta mancare una visita a Sandwich Harbour, dove il deserto incontra l'oceano ! Verso sud le dune bianche si spingono fra le onde dell'oceano. Attorno si sono create lagune popolate da 180.000 uccelli marini soprattutto fenicotteri. I famosi flamingos che hanno dato il nome a questa zona, dove si arriva con una pista lunga 50 km che corre fra le dune e l'Atlantico e si spinge fino a Sandwich Harbour. Solo uccelli, dune di sabbia e l'oceano, la presenza dell'uomo è stata cancellata. Nel passato, infatti, è stato un porto dove approdavano pescherecci, tanto è vero che il suo nome deriva dalla baleniera inglese "Sandwich" attiva in queste acque nel 1785. Tutto questo è scomparso in quanto l'insenatura si è insabbiata e gli uomini sono stati "gettati a mare" ! Si è formata così un'incantevole laguna contornata da erbe palustri, alle sue spalle le alte dune color biscotto che fanno parte del deserto del Namib.
Cosa dire del Namib.....?! Un luogo dove i cinque sensi non bastano, un luogo dove le parole non bastano, un luogo dove i giorni non bastano mai.....un luogo dove i ricordi bastano per una vita. Nella lingua nama "Namib" significa "il nulla", in quella ottentotta "luogo senza nessuno". Geologicamente è uno dei deserti più antichi del mondo: si estende lungo tutta la costa della Namibia. E' un ambiente aridissimo, eppure, come per magia un deserto vivente, ricco d'animali e piante che hanno saputo adattarsi a queste condizioni estreme, certamente un luogo mai monotono. Le dune vanno dal color pesca, al rosso intenso, il cielo è di un meraviglioso e violento azzurro, qui ho camminato per circa 5 chilometri, ammirando questi contrasti cromatici, fino alla "valle della morte". Il paesaggio è così bello, il luogo talmente suggestivo che non mi sono accorta di disidratarmi lentamente. Il malessere mi ha colpito improvvisamente ma, fortunatamente, ero vicina alla macchina dove mi sono rinfrescata e ho bevuto tanto...... mai bevuto tanto in vita mia ! Non è facile adattarsi alle condizioni estreme del deserto, la welwitschia mirabilis c'è riuscita ! Il botanico austriaco Welwitsch quando la scoprì pianse per l'emozione ! E' un fossile vivente !! Una pianta che sembra possa vivere più di mille anni, fiorisce la prima volta dopo 50 anni di vita. E' composta da una radice a fittone e due foglie perennemente ricrescenti lunghe due/quattro metri. Si tratta di una pianta dioica: i maschi e le femmine stanno accanto, a pochi metri di distanza. Sembrano enormi stelle marine contorte, fuggite dal mare a bruciare e rinascere per secoli !!
Continuando verso sud, durante il mio primo viaggio, ho raggiunto Luderitz: isolata e battuta dal vento è una meravigliosa cittadina colorata ed accogliente. Sulle sue strade, in gran parte ancora sterrate si affacciano case coloniali tedesche, costruite sulla roccia di fronte all'oceano Atlantico, freddo ed agitato. Questa zona era stata visitata dall'esploratore portoghese Bartolomeo Diaz che battezzò questa insenatura la "baia delle giravolte" da tanto che gli toccò girare prima di poter attraccare ! La Namibia è famosa per le ostriche e Luderitz è senza dubbio il posto dove ho mangiato le migliori, comprese certe aragoste di cui sento ancora il sapore. A circa dieci chilometri verso l'entroterra si trova l'affascinante città di Kolmanskop, fondata all'inizio del 20° secolo come residenza per il personale delle miniere di diamanti. All'epoca era una città ricca, con grandi ville, edifici pubblici, teatro bowling e casa di tolleranza. Lo champagne arrivava da Parigi: qui stavano gli ingegneri delle miniere. Ma quando i diamanti si esaurirono la città fu abbandonata, era il 1954. Oggi il deserto ha ricoperto gran parte delle abitazioni, le case si ergono mute e vuote ma non è difficile immaginare gli sfarzi di un tempo.
Non sono mai stata in Colorado a vedere il Grand Canyon (spero di poterci andare un giorno !) però ho visto il Fish River Canyon, secondo per grandezza a quello americano ! Formatosi 150 milioni di anni fa, l'ho ammirato dal ciglio del baratro, la prossima volta me lo faccio tutto a piedi, servono quattro giorni di cammino.
Ho dei bellissimi ricordi anche nel Kalahari: questo deserto ospita i Boscimani San, i "guardiani" della savana. Il sole è sorto da un paio d'ore, sono in viaggio e la mia macchina improvvisamente si blocca, non va né avanti, né indietro: scendo, il tempo di rendermi conto che sono insabbiata ed eccoli arrivare silenziosamente alle mie spalle. Sono due ragazzini dall'apparente età di dieci e quindici anni, mi guardano e senza proferir parola mi aiutano. In breve si rendono conto che da soli non possono farcela: il più piccolo resta con me, nella sua lingua mi spiega che l'altro ragazzo va a chiamare aiuto. Il loro linguaggio è un rap primitivo, fatto di schiocchi e altri suoni che le ortografie moderne cercano di rendere con l'apostrofo o il punto esclamativo ! Incredibile come si riesca a comunicare anche senza una lingua in comune. Il ragazzo torna con i "rinforzi": cinque, sei uomini "armati" di lame rudimentali, segano e mettono insieme i pochi arbusti che riescono a trovare nel bush, costruiscono una scala da mettere sotto alla ruota insabbiata. Il sole è ormai alto, la mattinata è trascorsa così, tra questa gente meravigliosa che non so come ricompensare. Nel frattempo sono arrivate anche le donne e i bambini, il villaggio dista un paio di chilometri. Prendo dei dollari namibiani, glieli metto in mano, cerco di ringraziarli, mi guardano sbigottiti, attoniti... capisco: non ci sono strade, auto, edifici, negozi, elettricità in questo angolo d'Africa. Non c'è neppure l'acqua, se non quelle gocce che si possono succhiare dai meloni selvaggi che crescono tra le acacie e dalla corteccia di alcuni alberi. Capisco e dono loro quello che ho con me: qualche bottiglia d'acqua e la frutta che ho comprato in uno spaccio lungo la strada. Lo sbigottimento di poco prima lascia il posto al sorriso e io comprendo cosa conta veramente.....fortunatamente esistono ancora luoghi in cui il denaro è solo carta straccia. Luoghi in cui la natura riesce ancora a sconfiggere l'uomo e ciò che conta veramente è il reciproco aiuto e la solidarietà.

Chiara Manzini

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Commenti (2)

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fabio di veroli
26 Sep 2016

i miei complimenti!!! veramente una bella esperienza... leggerti è stato per me emozionante immagino per te viverlo...

Chiara Manzini
27 Sep 2016

Esperienza favolosa, per questo spero di tornarci !