Chiara Manzini

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30 Giu 2018

Necropoli, vie cave e città perdute

Italia Toscana
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Durata del viaggio 3 giorni

Periodo dell'anno aprile

Range di spesa Da 100€ a 200€

Adatto a Tutti

31 Marzo 2018

«Ecco dove voglio andare!», ho esclamato indicando una delle foto più pubblicizzate delle “vie cave” tra Pitigliano e Sovana.

 

Ancora non lo so ma sto guardando la via cava di Poggio Prisca. A poca distanza si trova la necropoli etrusca con i monumenti sepolcrali più grandiosi e suggestivi di Sovana.

Nella vallata che circonda Pitigliano, lungo i declivi rupestri di origine vulcanica, furono aperti dagli etruschi dei grandi camminamenti “tagliati” all’interno della roccia tufacea. Questi ombrosi e lunghi corridoi, profondi fino a 15 metri e più, sono detti, appunto, “vie cave”. La particolarità di alcune di queste strade sta nel fatto che, in alcuni casi, come la via cava di San Rocco, fino agli anni ’30 del novecento sono state le uniche vie di comunicazione tra un paese e l’altro. E così partiamo alla volta di Pitigliano.

Lungo il tragitto facciamo una sosta a San Casciano dei Bagni le cui acque termali erano già note agli etruschi: pare sia stato il lucumone Porsenna in persona a fondare le terme intorno alle quali sarebbe sorto il borgo. Terme che hanno sempre richiamato tante persone, alimentando il commercio e l’artigianato. La portata delle sue acque lo collocano al terzo posto in Europa.

Vuoi per l’efficacia delle acque, vuoi per la vicinanza a Roma e alla via Cassia pare che qui sia venuto a bagnarsi lo stesso imperatore Ottaviano Augusto. Ad attirare la mia attenzione è l’immagine del castello con le mura e la maestosa torre. Rimango delusa nel leggere che si tratta di un falso storico d’inizio novecento.

Dalla terrazza di piazza Matteotti si può ammirare l’intera Val di Paglia, uno dei panorami più belli della campagna Toscana.

 

Al confine con Umbria e Lazio, il paesaggio è un susseguirsi di colline ondulate dove il verde degli ulivi si mescola con quello delle viti e dei prati a perdita d’occhio.

Non a caso San Casciano dei Bagni è stato riconosciuto tra i borghi più belli d’Italia.

Fatto un giretto per sgranchirci le gambe torniamo in macchina, mancano ancora una cinquantina di chilometri a Pitigliano. Lungo il tragitto incrociamo la via Francigena per Acquapendente, non possiamo fare a meno di ammirare lo spettacolo che si presenta davanti ai nostri occhi.

Così come non possiamo fare a meno di fermarci per fotografare Sorano vista dalla strada che scende verso Pitigliano. L’abitato è dominato dalla poderosa fortezza realizzata dagli Aldobrandeschi e ampliata successivamente dai conti Orsini.

 

Un segnavia che indica un sentiero nel bosco ci incuriosisce parecchio, c’è scritto: Vitozza la città perduta. Bene … Vitozza, domani ti cercheremo e ti troveremo!!

Arriviamo a Pitigliano che è quasi buio. Abbiamo affittato una stanza presso “Le camere del Ceccottino”, si tratta di una struttura seicentesca proprio nel centro del paese. Questi borghi di giorno sono stipati di turisti, soprattutto in questo periodo di festività pasquali, ma la sera si vuotano, rimangono solo i residenti, pertanto è il momento migliore per goderseli!

Pizza e passeggiata notturna per le vie della cittadina che, con il buio, acquista un fascino particolare. L’acquedotto mediceo può essere considerato il simbolo di Pitigliano, infatti la sua immagine è quella che più rappresenta il paese. Serviva per portare l’acqua all’interno del centro abitato, il canale correva sopra ai due arconi che poggiano su una solida colonna eretta al centro di quello che doveva essere il fossato difensivo del borgo.

Quando la luce artificiale delle potenti lampade situate alla base del paese va a illuminare lo sperone tufaceo, l’atmosfera già di per sé affascinante si trasforma in un panorama mozzafiato, il cui aspetto quasi surreale lascia senza parole.

 

Certamente la sua importanza in epoca etrusca era superiore rispetto a quanto non lo sia adesso. La posizione geografica era ideale per il controllo dei traffici commerciali tra la regione appenninica centrale e la zona costiera. Inoltre, la sua posizione strategica arroccata sopra a questo impervio sperone tufaceo garantiva una protezione notevole nel controllo del territorio.

La ricchezza della zona è confermata anche dalle imponenti aree di sepoltura, soprattutto a Sovana e dagli oggetti ritrovati nelle tombe che testimoniano il grande livello culturale raggiunto dagli etruschi.

Le vie sono completamente deserte, questo ci consente di passeggiare e respirare la vera essenza di un luogo ricco di fascino e di mistero.

Percorrendo le vie del centro storico si arriva all’antico quartiere ebraico. A seguito delle restrizioni dovute alle bolle papali e ai provvedimenti del Granduca di Toscana intorno alla metà del 1500, Pitigliano divenne per molti ebrei un importante rifugio. Infatti, questo piccolo feudo indipendente rimase immune alle limitazioni imposte, tanto che numerose famiglie poterono vivere qui più liberamente esercitando le loro attività. Durante la seconda guerra la numerosa comunità che ci viveva è stata protetta e nascosta da numerose famiglie del luogo tanto da meritare, nel 2002, il riconoscimento di “Giusti tra le Nazioni”.

Tra i principali edifici del centro storico si fa notare Palazzo Orsini: prima convento religioso acquistato successivamente dagli Aldobrandeschi la cui permanenza, per la verità, fu assai breve. L’intera contea fu ereditata dagli Orsini a seguito del matrimonio con l’ultima erede Aldobrandeschi. Quest’ultimi sono rappresentati dalla statua di un leone alla destra della scalinata di accesso al cortile del palazzo, mentre simbolo degli Orsini è, ovviamente, l’orso. Lungo il paese di Pitigliano e all’interno del palazzo si trovano dei simboli misti che fondono il leone con l’orso, proprio per celebrare l’unione tra le due famiglie.

Altro simbolo che ritroviamo spesso nel palazzo è l’aspide, in origine si trattava di un’anguilla, perché gli Orsini provenivano da Anguillara, ma la famiglia diventò talmente importante che questo animale si trasformò diventando più pericoloso e velenoso.

Del resto la fama di irascibilità e prepotenza di alcuni Orsini è arrivata fino a noi! Basti pensare al vicino Parco Orsini detto dai pitiglianesi “Poggio Strozzoni”. Orso Orsini (già il nome la dice lunga!) era un uomo dedito principalmente a godersi la vita e spesso si rifugiava, insieme ad amici fidati e donne compiacenti, nella fortezza di Sorano per trascorrere piacevoli incontri. La moglie Isabella non era all’oscuro della situazione tanto che decise di iniziare anche lei a prendersi qualche rivincita sul marito, c’è chi dice con lo stalliere, c’è chi dice con il Duca di Farnese, sta di fatto che si andò a rifugiare nella residenza estiva che si trovava nel Parco Orsini. Guarda caso la strada che collegava Sorano a Pitigliano passava proprio davanti al palazzo e al mattino, mentre Orso tornava dal suo festino notturno, ancora un po’ alticcio, incontrò la moglie che usciva dalla villa. Stupefatto le chiese spiegazioni: «Cosa ci fai qui, da sola?!». E lei risoluta rispose: «Esattamente quello che hai fatto tu a Sorano!». Non ci mancò altro! Orso con un balzo scese da cavallo, afferrò la moglie per il collo, la strangolò e buttò il suo corpo nella cascata del torrente Prochio che scorre lì sotto. Da quel momento, gli abitanti del luogo, hanno ribattezzato il parco “poggio strozzoni” perché in toscana, spesso, al posto del verbo “strangolare” viene usato “strozzare”. Chiaramente non è dato sapere quanto ci sia di vero in questo racconto, di femminicidi ne è piena la storia. Tuttavia, i documenti storici dell’epoca ci confermano che intorno al 1575 a Pitigliano un omicidio illustre ci fu davvero, tanto che Cosimo I de’ Medici in persona ne chiese spiegazioni agli Orsini!

Ovviamente non mancano gli itinerari enogastronomici, l’ora tarda ci impedisce di approfittarne…vedremo domani…

Chiara Manzini

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