Chiara Manzini

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12 Giu 2020

NEL CUORE DELLA VALLERIANA

Italia Toscana Pistoia
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno settembre

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

2 Settembre 2018

Sappiamo che nel pomeriggio le probabilità di pioggia sono elevate, tuttavia le previsioni sfavorevoli non ci hanno mai fermato. Metto un piccolo ombrello nello zaino e partiamo per Sorana, la “capitale” del fagiolo, una delle dieci “castella” della cosiddetta Svizzera Pesciatina. Mi sono sempre chiesta perché questo angolo di Toscana fosse definito Svizzera. Sembra che l’appellativo le sia stato dato da uno storico e scrittore di Ginevra di origini italiane: Jean Charles Sismondi che si era innamorato di questi luoghi perché gli ricordavano la sua cara patria. Qui i fagioli hanno trovato un ambiente favorevole grazie alle bonifiche volute dai Medici e dai Granduchi di Toscana.

Facciamo una breve passeggiata tra le strette viuzze in pietra e proseguiamo, ovviamente a piedi, verso la località Montaione. Sembra ci sia una rete escursionistica che unisce tutti e dieci i castelli di questa valle ricca di corsi d’acqua, si tratta di verificare che siano ancora percorribili.

Dalla cima di questo monte, quasi mille anni fa, Firenze controllava il confine tra Pisa e Lucca. Il segnavia lascia molto all’immaginazione, fortunatamente ci siamo documentati prima di partire: sappiamo che quassù sorgeva il castello di Lignana. Il sentiero non sembra molto praticato; le numerose ragnatele che si attaccano ai miei capelli ne sono la prova. La vegetazione è rigogliosa: il bosco si sta già colorando con le tinte autunnali.

Penso a  Leonard Clark e capisco il suo bisogno di andare verso l’ignoto di abbandonare le strade asfaltate per inoltrarsi in una natura dove la legge della distruzione è sempre presente, dove ogni essere vivente, in ogni istante, è naturalmente esposto all’annullamento. Certo questa non è la giungla, qui non vivevano gli indios, a uno stadio di civiltà che Clark paragonava al neolitico. Qui sorgeva un villaggio abitato da poche persone ma cinto da possenti mura che tutt’ora si parano davanti al visitatore, quasi sommerse dal bosco di castagni. Qui la distruzione arrivò nel 1365 il villaggio venne attaccato e raso al suolo dai pisani guidati dal capitano Giovanni Angut ma la chiesetta, dedicata a San Jacopo, fu risparmiata, tutt’ora è lì e merita di essere visitata. Intorno, i tanti castagni e il sottobosco hanno ricoperto i resti delle abitazioni e della dura vita di un tempo.

Proseguiamo seguendo il tracciato della vecchia strada che, durante il Granducato di Toscana, segnava il confine tra Firenze e Lucca. I numerosi cippi che incontriamo, datati 1795, ne sono una testimonianza. Si vede che questa era una grande via di comunicazione, tuttora molto frequentata: ci sono perfino le tracce di una recente festa campestre, mi sento un po’ meno esploratrice.

Nostro obiettivo è quello di arrivare a Pontito e da qui scendere, per il “sentiero dei molini”, fino a Castelvecchio. Purtroppo il cielo decide diversamente. Inizia una pioggia copiosa e insistente, il mio ombrellino è sufficiente a ripararci la testa ma il resto s’infradicia in fretta grazie al contributo dell’erba alta. Arriviamo a Pontito e ci ripariamo sotto il sagrato di una chiesetta non ben identificata.

Le vecchie case in pietra sono state costruite seguendo l’andamento della collina, c’è chi sostiene che il suo nome derivi proprio dalla forma a punta del borgo. Secondo altri, invece, il nome andrebbe ricondotto a un ponte costruito qui dall’imperatore Tito. Di fronte a noi il paese di Stiappa. La pioggia ha abbassato un po’ la temperatura, sentiamo il bisogno di bere qualcosa di caldo, fortunatamente qui troviamo un locale aperto.

Dalla terrazza è possibile ammirare ancora meglio la caratteristica forma urbana di Pontito.

Dopo pochi chilometri raggiungiamo Castelvecchio.

La pieve di S. Tommaso e S. Ansano ci appare in tutta la sua maestosità: dichiarata monumento nazionale nel 1875 si eleva solitaria al di fuori del borgo. L’edificio religioso, anche se ha subito nel tempo molti interventi, conserva intatto il fascino dell’antico: la facciata si presenta con due ordini sovrapposti di arcate.

Molte interpretazioni sono nate sulle figure zoomorfe e antropomorfe che la popolano: le grandi facce dall’aspetto demoniaco si rifarebbero, per alcuni, inspiegabilmente a maschere della cultura pre-colombiana, mentre un altro mistero avvolge i tre personaggi che sono rappresentati in egual modo anche sul retro. Questi ultimi, in base a diverse interpretazioni, potrebbero essere o Gesù con la Vergine Maria e Maria Maddalena oppure Dio che si riconcilierebbe con Adamo ed Eva. Un'ulteriore interpretazione proviene da una tradizione popolare che identifica il personaggio centrale nel maestro muratore che sarebbe caduto durante la costruzione della pieve, forse per mano del demonio che naturalmente avrebbe voluto ostacolarne i lavori, raffigurato dalle figure mostruose sottostanti. Mostrarlo in questo modo avrebbe ricordato il sacrificio degli addetti ai lavori che rischiavano ogni giorno la vita nella posa di ogni mattone in nome della casa di Dio.

Sono certe le antiche origini che toccano l’epoca longobarda perché il primo documento che ne cita l’esistenza è datato 879, in cui il vescovo di Lucca Gherardo "affitta" ai fratelli alcuni beni della chiesa. Il campanile emerge solitario, quasi come torre di avvistamento, esso si trova insolitamente dietro la chiesa e non ai suoi lati.

Pietrabuona, Vellano, Sorana, Medicina, Fibbialla, Aramo, Castelvecchio, San Quirico, Stiappa e Pontito sono paesi che si distendono in una sorta di ellisse su tre valli: la Valleriana, la Val di Torbola e la Val di Forfora. Questi antichi borghi posseggono tutti una struttura ben definita: sono interamente costruiti in pietra serena, esposti a sud e protetti da mura e torri di avvistamento che nel tempo hanno visto mutare la loro funzione in residenze o in torri campanarie. Ognuno cela le proprie meraviglie tra stradine erte e strette, pievi dal fascino eterno, balconate che accompagnano lo sguardo verso l’infinito. Un piccolo mondo tutto da scoprire.

Chiara Manzini

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