Chiara Manzini

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05 Lug 2018

Nella valle dell’Edron

Italia Toscana
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Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

13 Agosto 2017

Sono passati settant’anni da quando il torrente Edron è stato sbarrato ed è stato creato il lago artificiale di Vagli. Era il 1947 quando l’acqua salì inesorabile sommergendo il borgo medioevale di Fabbriche di Careggine. Una trentina di case e una chiesa del 1500 dedicata a San Teodoro hanno rivisto la luce solo quattro volte da allora, ossia quando l’Enel ha svuotato il lago per lavori di manutenzione. Oggi partiamo da qui. L’inverno è stato avaro di piogge pertanto il lago si presenta ai nostri occhi in maniera alquanto diversa da come l’avevamo visto l’anno scorso, durante il trekking della Garfagnana.

Ovviamente, l’angolazione da cui ho scattato le foto non è la stessa. Anche il colore dell’acqua è cambiato rispetto alla nostra visita precedente.

Attraversando il ponte tibetano ci rendiamo conto che il livello dell’acqua è talmente sceso da far emergere l’antica strada che portava a Fabbriche di Careggine.

Delle abitazioni, invece, nessuna traccia. Cerchiamo di individuare almeno il campanile che, essendo alto 12 metri, dovrebbe riaffiorare per primo ma, purtroppo, le nostre aspettative vanno deluse. Oltrepassata la diga saliamo a Vagli di sopra.

Incredibile come i due paesi pur essendo così vicini fossero, in epoca medievale, in contrasto fra loro. Vagli di Sotto, guelfa, rimase sotto la protezione della Vicaria di Camporgiano, mentre Vagli di Sopra, ghibellina preferì rimanere sotto le ali protettrici della Vicaria di Castiglione. Si riunirono soltanto nel XV secolo entrando a far parte della Provincia Estense della Garfagnana.

Seguiamo le indicazioni per Campocatino che, volendo, si può raggiungere anche in macchina. Si tratta di un’antica valle glaciale sotto la parete del Roccandagia. Prima che l’avvento dell’estrazione marmifera modificasse l’economia locale basata soprattutto sull’agricoltura e l’allevamento, in questa conca i pastori seguivano i loro greggi. Le abitazioni in pietra oggi restaurate e trasformate in alloggi per turisti erano i cosiddetti “caselli” dove, al piano inferiore stavano le pecore che, con il loro calore, scaldavano i pastori che dimoravano al piano superiore.

Non tutti sanno che, presso il ristorante di Campocatino, è possibile ritirare le chiavi per visitare il vicino Eremo di San Viano la nostra meta di oggi.

Seguiamo le indicazioni per l’eremo.

Il sentiero che sale e scende nel bosco non è privo di fascino e di mistero. Sostando nelle numerose piazzole panoramiche abbiamo modo di ammirare le cime delle apuane di cui Viano è il santo protettore.

Fino a che non giungiamo in vista dell'Eremo.

Ovviamente, come tutte le storie tramandate oralmente, ci sono varie versioni della vita di quest’uomo venuto, sembra, dal reggiano o dal modenese, che avrebbe valicato l’Appennino c’è chi dice con la moglie per sottrarsi a una persecuzione e chi, invece, sostiene che fosse fuggito proprio dalla moglie perché non la sopportava più. Tutte le versioni concordano sul suo ritiro finale in questa grotta, ora trasformata in chiesetta, dove si cibava solo di preghiere e di certi cavoletti che il Signore avrebbe fatto nascere proprio nei pressi dell’eremo. Tante leggende accompagnano la vita di questo santo, la più divulgata, probabilmente, è quella di un pastore di Vagli di Sopra che passando davanti al santuario e non credendo granché alla santità di Viano, decise di scardinare la porta dell’eremo perché gli avrebbe fatto comodo. Se la caricò sulle spalle e iniziò a scendere gli scalini della chiesetta ma più scendeva, più la porta diventava pesante, tanto da non riuscire più a sostenerla. Perciò cominciò a pregare San Viano e capì che la cosa migliore da fare era rimettere la porta al suo posto. Infatti, mentre risaliva la scala la porta era diventata leggerissima.

 

Da un pannello esplicativo apprendiamo che nel 1993 ci fu il casuale ritrovamento di una cassetta contenente delle ossa e il loro esame scientifico confermò l’età presunta di un soggetto maschio di circa trent’anni risalente a epoca medioevale.

Chiara Manzini

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