Chiara Manzini

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08 Lug 2020

PASUBIO: LA STRADA DELLE 52 GALLERIE

Italia Trentino Alto Adige Trento
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Durata del viaggio 2 giorni

Periodo dell'anno agosto

Range di spesa Da 200€ a 300€

Adatto a Tutti

31 Agosto 2019

Un’opera di ingegneria militare che affascina, un percorso di straordinario interesse storico e ambientale.

A fine gennaio del 1917, nel pieno di uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo, quando sul Pasubio c’erano metri e metri di neve, la 33ª compagnia minatori iniziava a Bocchetta Campiglia i lavori di costruzione di una nuova strada mulattiera. Doveva servire da un lato, a mettere in difesa i crinali della Bella Laita e di Forni Alti, l’unico tratto del fronte della montagna ancora pericolosamente scoperto; dall’altro passando per Passo Fontana d’Oro, costituire una nuova via d’accesso a Porte del Pasubio, vale a dire alle immediate retrovie del fronte per l’approvvigionamento delle truppe al riparo dalle azioni nemiche.

Si trattava di inerpicarsi su un tratto della montagna del tutto sconosciuto, inesplorato, estremamente aspro: un groviglio di torrioni, dirupi e strettissimi canaloni. E’ impressionante percorrerlo oggi e vedere le foto di come si presentava allora fa ancora più impressione. Lungo il percorso numerosi cartelli didattici interessanti illustrano la storia e i dettagli costruttivi della strada.

La pendenza media risulta del 12%, in sei chilometri supera oltre 800 metri di dislivello. Quattro gallerie sono a tracciato elicoidale, la diciannovesima è la più lunga mentre la successiva passa a spirale, per quattro volte su se stessa dentro un gigantesco torrione.

Circa la sua efficacia, dal punto di vista strategico, basti dire che gli austriaci, perfettamente informati di ogni cosa, considerarono impresa vana ogni attacco. Impossibile procedere lungo il sentiero senza pensare a quei ragazzi: c’era la guerra ma per loro questa fu anche un’impresa e un’avventura dell’osare, del fare, della giovinezza. Basta leggere alcuni passi delle memorie del tenente Cassina, scritti appena finita la guerra. Le sue parole ci trasmettono il senso dell’ignoto, dell’esplorazione, dell’interrogare la montagna per cercare il passaggio.

Oltrepassiamo la cinquantaduesima galleria e arriviamo alle Porte del Pasubio (1928 m). Qui era stata gradatamente costruita, in posizione defilata al tiro nemico, una vera e propria cittadina di baracche in legno e muratura, aggrappate sulla roccia. Gli edifici uniti fra di loro da sentieri e scale, ospitavano centinaia di persone di ogni arma e specialità e il luogo fu identificato dai combattenti come “el Milanin del Pasubio”: la piccola Milano. Il generale Achille Papa, comandante della Brigata Liguria e poi della 44ª Divisione, progettò e fece realizzare un sistema difensivo che fece del massiccio un inespugnabile baluardo. Alle Porte del Pasubio vi era il 238° reparto sanità e in una caverna era stata allestita una camera operatoria.

Su quello che rimase di un ricovero in muratura, nel 1921 costruirono il rifugio che tutt’ora porta il nome del generale. Sulla sua facciata sono incastonate alcune lapidi e la poesia della poetessa Romana Rompato che recita:

Torniamo indietro prendendo la strada degli scarubbi altrettanto panoramica ed emozionante. Da qui salirono i fanti del III battaglione del Reggimento Brigata Volturno, appena in tempo per arginare la travolgente avanzata dei reparti austriaci. Questa strada era l’unica via di accesso al Massiccio, tuttavia il transito era spesso problematico perché era soggetta all’osservazione austriaca e al conseguente tiro delle artiglierie. Avevano cercato di mimetizzare il tracciato con frasche, tralicci ma nonostante questo gli autocarri potevano salire solo di notte, al buio. Le forti precipitazioni nevose, inoltre, spesso rendevano la strada impraticabile. Furono queste le difficoltà che portarono alla realizzazione delle 52 gallerie.

Oggi questa strada è diventata meta per migliaia e migliaia di escursionisti. Personalmente l’ho percepita come una strada speciale, un cammino importante, non solo una via di accesso, un itinerario per arrivare a destinazione. L’intero percorso è la vera meta del viaggio.

Pur non presentando particolari difficoltà l’escursione non è da sottovalutare, consiglierei di non farla a chi soffre di claustrofobia. Inoltre ritengo indispensabile una torcia elettrica, meglio se frontale. Buon cammino.

 

Chiara Manzini

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