Chiara Manzini

segui   

31 Lug 2019

Sulle orme di Obizzo da Montegarullo

Italia Emilia Romagna
 0     0    

Durata del viaggio 1 giorno

Periodo dell'anno luglio

Range di spesa Da 0€ a 100€

Adatto a Tutti

28 Luglio 2019

Quando si viaggia si spera sempre in un meteo favorevole perché il bel tempo rende tutto più facile e bello. Tuttavia, se ti ostini a uscire anche quando piove ti accorgi che è bello camminare sotto la pioggia. La nebbia, con le sue braccia silenziose, avvolge la terra, addolcisce i colori, donando al paesaggio un’atmosfera fiabesca e misteriosa.

Seguiamo, a piedi, l’antiva via del Frignano. Il sentiero storico recentemente ripristinato è un tratto importante che in passato collegava il Frignano con la Toscana passando da Monte Albano e il Passo del Saltello. Il tracciato che facciamo va da Pievepelago a Roccapelago. Per chi, come noi, arriva a Pievepelago con l’obiettivo di visitare l’ormai famoso  “Museo delle mummie” di Roccapelago è un’ottima camminata: agevole e di leggera pendenza da fare anche con la pioggia che oggi scende copiosa.

Quello che resta dell’antica roccaforte si para davanti ai nostri occhi dopo una mezz’ora di cammino tra ampi prati sulla strada sterrata detta della “bonifica”. Il toponimo è dovuto al fatto che un tempo, questo ampio pianoro situato ai piedi del monte Rocca,  era acquitrinoso. Vi si trovavano ad affiorare acque sorgive poi incanalate e utilizzate per l’abbeveramento del bestiame al pascolo. Il castello di Obizzo si presenta a noi dalla parte del dirupo, la nebbia lo abbraccia rendendolo ancora più affascinante. Conosciamo il condottiero di ventura all’interno del Museo storico dove sono ripercorsi i fatti che accaddero  nell'ultimo decennio del 1300. In particolar modo gli assalti al castello da parte dei lucchesi e che Obizzo da Montegarullo, in rivolta contro il marchese di Ferrara, aveva conquistato.

Gli Estensi inviarono una richiesta di soccorso a Lucca per domare l'arroganza di Obizzo. Abbiamo una cronaca molto dettagliata grazie a uno dei quattro capitani lucchesi, conservata nell'archivio di stato di Lucca. Interessante è il plastico relativo all’assedio di Roccapelago. Vennero impiegate le macchine da guerra di quel tempo, come mangani, trabucchi e catapulte, ma non solo, vennero usate anche le prime armi da fuoco: bombarde e bombardini. L’alta torre centrale è crollata nel 1920 a causa di un forte terremoto e non è più stata ricostruita.

Da non perdere la visita al "Museo delle mummie". In occasione di alcuni lavori di restauro della Chiesa, nel 2011, sono stati riportati alla luce, oltre ai resti della Rocca medievale, una cripta sepolcrale contenente molti corpi in parte mummificati, lì inumati dal medioevo al ‘700. L'indagine archeologica ha consentito di recuperare i resti di oltre 400 individui di entrambi i sessi, adulti e bambini. La parziale mummificazione di alcuni si è resa possibile grazie alle particolari condizioni microclimatiche. La presenza di pelle, tendini, muscoli, organi viscerali, perfino tumori, ha consentito interessanti studi antropologici e medici. I corredi tessili, le vesti, gli ornamenti personali, le testimonianze devozionali hanno consentito di ricostruire la vita e la salute di questa comunità. Una visita che consiglio perché estremamente interessante.

 

Le mummie di Roccapelago sono quasi tutte vestite con due indumenti: il sudario e la camicia solitamente di canapa e cotone. Particolari sono le arricciature sul collo e sui polsi.

Le camicie femminili sono riconoscibili per il tipo di lavorazione del collo impreziosito da merletti.

Interessante la colorazione delle stoffe anche se appartenenti al ceto medio-basso.

Sono stati rinvenuti anche numerosi reperti d'interesse entomologico, botanico e zoologico: topi parzialmente mummificati, che avevano scelto la cripta come abitat a loro congeniale.

Prima di essere inumate le salme venivano amorevolmente preparate dai propri cari. I capelli delle donne erano acconciati a treccia o con uno chignon, fermati da spilloni o fermagli in osso. I gioielli rinvenuti, in nessun caso di materiale prezioso, rappresentano lo specchio della società di Roccapelago: povera ma estremamente dignitosa. Collane di legno o in metallo, le poche monete rinvenute sono forse il simbolo dell'antica credenza popolare che rendeva necessario fornire il defunto di un obolo, l'obolo di Caronte, per pagarsi il viaggio ultraterreno.

Interessanti e toccanti le testimonianze devozionali. Questa lettera minuziosamente scritta era conservata, ripiegata infinite volte in un piccolo cofanetto di metallo andato distrutto dopo il ritrovamento ma che è riuscito nel suo intento: conservare le parole di questa donna. Prescrive le preghiere da recitare per quindici anni e ottenere indulgenze, protezione divina, salvare la propria anima, sfuggire al demonio e alle pene del purgatorio. Una sorta di "passaporto" per il paradiso.

Tutti gli inumati indossavano calze in lana o lino con maglie diminuite e aggiunte per seguire la sagoma del polpaccio. In questo caso è possibile notare il grazioso ornamento laterale eseguito con gettati e un motivo a "pippo di riso". Il piede all'interno conserva le unghie e filamenti di tendini.

Si tratta di una delle scoperte archeologiche più interessanti degli ultimi anni in provincia di Modena. Non solo per la singolarità del processo di mummificazione, ma per la ricchezza di informazioni raccolte da archeologi e antropologi sulla vita di questa comunità dell'Appennino tra il XVI e il XVIII secolo.

Chiara Manzini

segui   
 0     0    

Commenti (0)

Invia